|
Io vengo da Imperia, una città dove mancano, tra le altre, due cose: le scale mobili e i cinema porno. Ricordo che nel 1992, in gita scolastica, alcuni miei compaesani scoprirono le scale mobili e se ne invaghirono a tal punto da destare la curiosità degli aborigeni genovesi. Non voglio immaginare quale entusiasmo avrebbe suscitato in loro la scoperta del cinema a luci rosse.
Molti di loro hanno rimandato solo di pochi mesi l'evento, in occasione della visita di leva. Quando si parte per "i tre giorni" lo si fa col bagaglio delle esperienze altrui e un essenziale vademecum in quattro punti:
1) non dormire in caserma
2) non andare nei vicoli
3) non scrivere che ti piacciono i fiori nel test
4) vai al Centrale a vedere il porno
Ho contravvenuto a tutti questi punti. Ho serenamente dormito in caserma e ho bighellonato (perdendomi) per il centro storico. Sono stato interrogato, da una allarmata dottoressa, a proposito del grado di soddisfazione che mi procurava la mia attività sessuale (non saprete mai cosa risposi, né tantomeno cosa risponderei ora). Ma, soprattutto, ho "bucato" il mio battesimo del porno wide screen. Mi sono sempre chiesto, in seguito, a quale di queste mie scelte controverse sia da imputare la successiva decisione di prestare servizio civile invece che quello militare. Probabilmente, avessi passato quella sera gustando un kolossal quale Giovedì gnocca, avrei poi deciso di arruolarmi il mattino dopo.
Perché il cinema a luci rosse è il regno dei militari. Almeno così ho sempre pensato. Ma al Centrale mi spiegano che non è così. "Un tempo, forse. Oggi, anche quando li facciamo entrare gratis, per la festa delle forze armate, di militari non se ne vedono". A parlare è un signore che fa le veci del direttore. È molto gentile, ma parla malvolentieri: "È che siamo un po' al centro del mirino. Noi non vogliamo rompere le scatole a nessuno: abbiamo anche ritirato le locandine dall'esterno, perché non dessero fastidio. E comunque tiriamo a campare, non c'è molto lavoro". Ma allora, se non sono i militari, chi è il vostro pubblico? "Un pubblico vario, che si comporta bene: non pensavo neanch'io fosse così. Noi cerchiamo di controllare molto le sale (una da 160 e l'altra da 110 posti, entrambe con aria condizionata e climatizzazione), di tenerle pulite e in ordine, ovviamente. Prevalentemente il pubblico viene da fuori, dalla provincia, dove non ci sono cinema di questo tipo". Mi immagino allora il godimento del provinciale imperiese che in un colpo solo, arrivando in treno a Brignole, scopre la magia tecnologica delle scale mobili e il fascino perverso dell'hard-core. E poi c'è chi ha il coraggio di dire che Genova non è una gran città.
|