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In mostra il mondo dei giovani sudamericani del Medio Levante.
Con un progetto degli Educatori di Strada del Comune 50 foto che raccontano i luoghi, le giornate, la cultura della grande comunità dell'Ecuador a Genova, realizzate da Elena Perlino (che ha pubblicato suoi lavori su settimanali e mensili europei come Rockstar Magazine, Tauchsport, Prinz, Anna).
Giovedì 29 dicembre 2005 (dalle ore 10 alle ore 19) presso il Piccolo Teatro del Mare dai Giardini Govi alla Foce, si terrà la mostra fotografica Ecuador Genova: sogni,sguardi e racconti di ragazzi genovesi latinoamericani, realizzato dall'Educativa di Strada (gestita da operatori del Consorzio Agorà) del Centro Servizi Medio Levante, in collaborazione con il Distretto Sociale Medio Levante e con il contributo di Fondazione Carige.
Questo programma promuove e rafforza una relazione con i ragazzi ecuadoriani, e latinoamericani in genere, dei gruppi informali in particolare (ma non solo) nel territorio Medio Levante per contribuire a costruire assieme una risposta ai loro sogni, bisogni e aspettative rispetto a Genova.
Il tentativo di costruzione una risposta ed il lavoro fatto dagli operatori con i ragazzi vuole andare nella direzione di individuare una alternativa al disagio, ma anche in quella di comprendere quale sia la reale portata delle loro difficoltà.
La mostra vuole rendere visibile il dato più significativo riscontrato dagli operatori di strada, la realtà dei sogni, degli sguardi e dei racconti dei ragazzi incontrati che, se opportunamente ascoltati, possono dare grandi indicazioni sulla costruzione di una società multietnica.
"Le fotografie sono il frutto di molte giornate trascorse nelle attività ludiche, sociali adolescenziali dei ragazzi coinvolti nell'iniziativa. Con i teenager di immigrazione ecuadoriana ho scoperto l'idea forte di gruppo - afferma Elena Perlino - la sensualità dei balli, la libertà di gestirsi il tempo libero e gli orari di rientro, un insospettabile numero di giovani coppie miste. Rispetto ai coetanei italiani noti differenze, dovute a ragioni ambientali, che ti portano a crescere in fretta. E capisci perché spesso è difficile un contatto tra i due mondi.
Quanti italiani di 14 anni hanno dovuto cambiare nazione, amici, lingua, abitudini, casa da un giorno all'altro? Quanti ragazzi della stessa età vivono con la madre e hanno lasciato un padre oltreoceano? Ho cercato di passare con loro il maggior tempo possibile nei principali punti di ritrovo all' aperto sparsi nel Medio Levante e non solo, nei momenti di incontro dopo scuola, alle fermate degli autobus di Brignole, nelle domeniche a ballare, al Sorriso Francescano".
Ne esce una realtà per molti versi tipica ma profondamente diversa, poiché vissuta in gran parte all'interno di un grande gruppo di immigrati arrivati a Genova in pochi anni e che si stanno confrontando con una diversa realtà e con l'avventura dell'emigrazione.
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