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Cultura

GaiaScienzanews di Adriana Albini

 
Il primo dicembre č la 'Giornata mondiale per la lotta all'Aids'. Sono 25 milioni i morti, soprattutto nei paesi in via di sviluppo
 
   

     
30 novembre 2005
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di
Adriana
Albini
   
aids
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GIORNATA AIDS: l'IST SCENDE IN CAMPO

Il 1° dicembre 2005, come ogni anno, si celebra la Giornata mondiale per la lotta all'Aids. Fu istituita nel 1988 da parte del WHO-OMS (l'Organizzazione Mondiale per la Sanità) ed è oggi riconosciuta in molti paesi del mondo. Durante tale giornata si presentano i progressi compiuti nella battaglia contro l'epidemia di HIV e si mettono a fuoco i passi che ancora si devono compiere. Il motto di quest'anno è: Fermiamo l'Aids. Manteniamo la promessa.

Infatti l'istituzione più importante a livello internazionale nella lotta all'Aids, l'Unaids (United Nations Programme on Hiv/Aids), ha lanciato quest'anno un appello ai governi di tutti i paesi del mondo perché mantengano le promesse fatte e gli impegni presi per sconfiggere l'HIV.
Il numero delle persone che hanno contratto l'infezione HIV continua ad aumentare: da 35 milioni nel 2001 siamo passati a 38 milioni nel 2003, sino a raggiungere i 40,3 milioni nel 2005. Degli adulti sieropositivi (di cui 17,5 milioni sono donne), la maggioranza risiede in paesi in via di sviluppo. Nel 2005, circa 3 milioni di persone sono morte di Aids e 4,9 milioni sono state le nuove infezioni.

Da quando la malattia è stata identificata, nel 1981, sono decedute nel complesso oltre 25 milioni di persone, una pandemia senza uguali che ha sorpassato il numero di vittime mietute dall'influenza spagnola del 1918. Tra i malati di Aids solo una minoranza può accedere alla terapia: mentre nei paesi industrializzati l'accesso generalizzato ai farmaci ha ridotto i tassi di mortalità dell'80%, in Africa e in Asia si continua a morire. L'Onu e l'Oms lanciano inoltre l'allarme per l'Europa orientale e alcune zone dell'Asia. Nell'Est europeo, rispetto al 2003, il numero di morti per Aids è quasi raddoppiato e quello dei nuovi contagi è aumentato di un terzo rispetto al valore precedente.

In Italia, nei primi sei mesi del 2005 il 40 per cento dei colpiti dal virus è eterosessuale. Contro il 32,3 di tossicodipendenti e il 19,4 di omosessuali. La percentuale di donne ammalate cresce.
L'Aids ha anche aumentato l'incidenza di alcuni tumori, poiché abbassa le difese immunitarie. Tra le neoplasie associate ad Hiv le più frequenti sono i linfomi, il sarcoma di Kaposi e il carcinoma della cervice. Mentre il sarcoma di Kaposi ha diminuito l'incidenza nei paesi occidentali a seguito dalla chemioterapia ad alta efficienza Haart, questo tumore è in espansione in Africa.

L'Ist si associa all'attenzione che il mondo dedica domani giovedì 1 dicembre 2005 al problema Aids, con un pomeriggio dedicato a seminari scientifici sull'infezione da Hiv e le sue conseguenze oncologiche.
Interverranno dalle ore 14 alle 16 presso il CBA i Professori Claudio Viscoli (infettivologo) e Oliviero Varnier (microbiologo dell'Università di Genova) impegnati anche presso il Centro di Biotecnologie Avanzate (CBA), e il Vicedirettore IST per la ricerca, Manlio Ferrarini, che parleranno delle neoplasie di origine virale.

L'attenzione alla sindrome di immunodeficienza acquisita non deve diminuire, poiché le aree dove il contagio è alto sono numerose e i paesi in via di sviluppo costituiscono un bacino di grande rischio. Inoltre la decimazione dell'Africa e alcune regioni asiatiche da parte del virus è un problema dell'umanità.
Gaia scienza sarà più gaia se l'accesso ai farmaci sarà garantito anche ai più poveri.
 
 
 
 
 
 
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