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Terminata piazza Caricamento, al principiare di via Gramsci, dove i portici ingombri di bancarelle lasciano campo a pareti assolate, incombenza di traffico e pertugi afosi, si apre una cavetta di mattoni imbiancata, sede sommessa ma orgogliosa del marchio d'abbigliamento indipendente Sunflower.
Il negozio, raccolto e misuratamente gonfio d'esposto, definisce, nelle sue due salette, la storia commerciale dei suoi artefici, Francesca (Moreno) e Matteo (Scotto). Che, iniziata la loro avventura con usato ricercato, non di rado da collezionisti, hanno infine imboccato la via della produzione.
Cominciò tutto con una stella arancio, pazientemente cucita a mano su apposita t-shirt dalle mani di Francesca. Poi fu la volta di un buffo teschietto. Oggi i protagonisti degli accessori della Sunflower sono Lady Dj e Miss Starlight, stilizzate creature della notte, grovigli di linee rette dalle bocche carnose che restano impresse nella memoria (che se non è l'anima del commercio, ne è certo la batteria). «Introduciamo un nuovo personaggio ogni anno, non vogliamo inflazionarli. L'anno prossimo tocca a Freaky Boy. Quando ne avremo abbastanza sarebbe carino farne un fumetto, o un cartoon», mi spiega Francesca.
L'attività dei due ragazzi genovesi prende le mosse addirittura otto anni fa e da allora non fa che crescere, alimentandosi di furibondo entusiasmo, creatività, passione.
«La parte più bella del nostro lavoro è viaggiare per i festival musicali europei, dove facciamo conoscere il nostro marchio. Ci siamo comprati un furgoncino, e con quello arriviamo ovunque. L'entusiasmo dei ragazzi, l'atmosfera di quelle occasioni collettive, ci dà grande energia, grande voglia di insistere nel nostro progetto».
La loro attività, totalmente autogestita, è fatta di tante parti differenti: «Viaggiamo sia per vendere che per acquistare: frequentiamo le fiere alla ricerca di pezzi rari, concentrandoci soprattutto sugli anni sessanta e settanta. L'ambiente ideale per il commercio, invece, è Londra. I collezionisti giapponesi vanno matti per le vecchie scarpe Adidas e i jeans Levi's».
Poi c'è tutta la parte creativa. «Io mi occupo della linea femminile, Matteo di quella maschile. È giusto così: lui sa quello che piace ai ragazzi, io quello che piace alle ragazze». Francesca mi mostra una delle sue ultime creazioni, un abitino nero con una curiosa frangetta arancio. Lo regge vezzosa e compiaciuta, soddisfatta e orgogliosa.
«Mia madre mi insegna a cucire, per il resto sono totalmente autodidatta. Ora sto provando a realizzare un cappotto, ma è un casino...». Casino o meno prima o poi arriverà anche il cappotto, ne siamo certi, a completare un assortimento che già comprende borse, magliette, vestiti, gonne, berretti ed altro ancora, spaziando dall'estate all'inverno.
E insomma. Fa un gran bene, non c'è che dire. Fa un gran bene trovare due ragazzi così, che si sono attaccati al loro sogno e riescono a farlo funzionare, che vivono della loro creatività, che girano l'Europa con il loro furgone portando in giro una passione.
Come confessa Francesca: «Non è che si faccia una vita da pascià, ma è quello che voglio fare». Cosa si può chiedere di più?
Nella foto Matteo, con un significativo assortimento dei prodotti Sunflower
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