Leggi le altre news dal mondo della scienza di Adriana Albini su mentelocale.it
QUANDO IL PLANCTON VA IN MINIERA: UNA RICERCA ANGLO-SPEZZINA
Durante la primavera l'Oceano Atlantico si riempie di piccole diatomee, che fanno parte del
plancton fotosintetico. I ricercatori si sono sempre chiesti come sia possibile che queste piccole creature possano proliferare in quantità quando i silicati, necessari al loro sostentamento, non sono disponibili alla superficie dell'oceano. La risposta è che le diatomee sono in grado di svolgere una funzione di minatori e si procurano i minerali di silice da acque più profonde.
Questo studio rivela che
il fronte degli oceani è una zona più dinamica di quanto gli esperti pensassero. La ricerca spiega anche come sia possibile che il
plancton liberi così tanto carbonio nel sistema subacqueo quando muore. Questi sistemi biologici sono in grado di procurarsi dalle profondità anche altri nutrienti, come il fosfato o il ferro. La ricerca è stata svolta dal centro oceanografico di Southampton in UK in collaborazione con il
NATO Undersea Research Centre di La Spezia e pubblicato oggi sulla rivista
Nature.
SULLE ALI DELL'INFLUENZA. MA NON VOLIAMO TROPPO IN ALTO
Il virus dell'influenza aviaria, definito scientificamente H5N1, è il più probabile candidato a causare
una pandemia universale altamente virulenta. Dal 2003 ha colpito un centinaio di persone con una letalità del 50%. Come per l'AIDS e la SARS gli scienziati si sono mobilitati per prevenire il pericolo e debellare la malattia. Per curare bisogna capire. H5N1 nasce come virus degli uccelli, prima quasi innocuo, poi letale nei polli, infine possibile minaccia per l'umanità.
Eventi di diffusione di ceppi mortali si sono presentati tre volte nel ventesimo secolo.
Nel 1918-19 imperversò l'influenza Spagnola, che in soli due anni uccise oltre venti milioni di persone nel mondo. Altre due "pandemie" di influenza, dopo la Spagnola, l'
Asiatica e la
Hong Kong devastarono gli anni '57-'58 e '68-'69. Tra le prime due pandemie trascorsero quarant'anni, ora da quella di Hong Kong ne sono passati 37.
È quasi una questione statistica.
Il contagio di uccelli migratori ha causato recentemente forti preoccupazioni. Essi rappresentano un
reservoir di molti tipi di influenza A e sono in grado di trasportarla, in forma a bassa patogenicità, per lunghe distanze. Cosa se ne dice in Italia?
Un'ampia discussione sul tema dell'influenza aviaria si è tenuta qualche giorno fa durante il convegno dal titolo
Dalla BSE alle nuove crisi alimentari. Attualità e nuovi scenari per il veterinario nella tutela della salute pubblica, svoltosi a Genova dal 15 al 17 settembre 2005. Tra gli autorevoli partecipanti anche
Pietro Crovari, presidente della Commissione pandemia influenzale del Ministero della Salute. Crovari ha spiegato che
dobbiamo prepararci all'arrivo di una pandemia, che potrebbe essere domani ma anche tra 3 anni. Il lavoro che si sta facendo ora in tema di preparazione di vaccini è la capacità di produrli in tempi brevissimi per averli all'inizio della possibile pandemia.
«L'influenza è sempre la stessa - ripete spesso Pietro Crovari - ma ogni volta si presenta in una forma leggermente diversa. Dobbiamo constatare che ancora non si riesce a prevedere tutto, l'imprevedibilità è caratteristica del virus dell'influenza».
La genetica dei virus influenzali è molto recente e non esiste ancora la possibilità di avere una lettura sicura dei dati. Si tratta di strumenti nuovi a disposizione della ricerca. Un preparato vaccinale promettente è stato sviluppato dalla
Sanofi-Pasteur, in grado di stimolare una forte risposta immunitaria nei volontari che lo hanno sperimentato. A Genova, di influenza aviaria, parlerà anche
Giancarlo Icardi al
Rotary Golfo di Genova il 19 ottobre prossimo.