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IN RICORDO DI DANTE BASSETTI, INFETTIVOLOGO GENOVESE
Mi sono accorta del potere dei ricordi, incuranti del tempo che passa, quando ho ricevuto la notizia della scomparsa del professor
Dante Bassetti. Personalità notissima della medicina genovese, Bassetti aveva dedicato la vita alle
malattie infettive e alla loro cura. Tutti lo conoscevano e l'intera città gli ha portato un ultimo saluto oggi,
14 settembre, nella
Chiesa dell'Ospedale San Martino.
Non ho potuto non trovare, nella memoria, quel gruppo di neuroni che mi ha portato al mio primo incontro con Bassetti, in un laboratorio,
più di vent'anni anni fa.
Da neolaureata ho lavorato per molti mesi nel laboratorio di malattie infettive del Gaslini, con
Adriana Fabbri, a stretto contatto con l'indimenticabile professor
Paolo Tolentino e la professoressa
Jannuzzi. Erano le mie prime esperienze con le colture di batteri, conoscenze che poi avrei applicato ad un campo diverso, quello della biologia molecolare. In quell'ambiente, di diagnosi, cura e ricerca, si sentiva l'influenza intellettuale di un giovane e dinamico Dante Bassetti, già
Assistente Ordinario presso la Clinica di Malattie Infettive dell'Università di Genova e appena promosso
Professore di Malattie Infettive. Stava gettando luce sulle attività di alcuni antibiotici. Da allora ha percorso un lungo cammino, tra il 1980 e il 1991 è stato professore a Verona, per rientrare in ruolo a Genova, dove, tra i numerosi prestigiosi incarichi, è stato
Direttore del Centro di Riferimento Regionale Ligure per la prevenzione, la diagnosi precoce e la cura dell'AIDS presso il San Martino.
Nel corso della sua brillante carriera, Bassetti ha lavorato a tanti temi importanti. Ricordo, sempre in quel gruppo di neuroni, il suo e nostro interesse alle resistenze batteriche e ad una particolare classe di antibiotici, gli amminoglicosidi, tra cui si annoverano gentamicina e neomicina. Bassetti si è poi dedicato alla problematica dell'AIDS, e delle infezioni opportunistiche in corso di AIDS, applicando ai nuovi flagelli le sue conoscenze di microbiologia. Ha costruito opportunità e cultura, oltre che
una grande divisione del San Martino.
Era di fatto un
opinion leader, personaggio molto visibile dell'infettivologia.
Impossibile pensare che così giovane,
a 65 anni, se ne sia andato. L'ho sentito molte volte battersi per il progresso dell'assistenza e della terapia, in numerosi convegni e incontri, dallo scientifico al divulgativo, e comunicare tramite le pagine dei quotidiani.
Ricordo quando, avendo meno mezzi di adesso e una tecnologia agli albori, con approcci diversi si lottava in quel piccolo ma immenso laboratorio di Malattie Infettive, per un mondo in cui bambini e adulti si ammalassero meno e guarissimo prima.
Se molto cammino è stato compiuto lo dobbiamo anche all'infaticabile energia e verve comunicativa di Bassetti, che lascia un grande vuoto.
Ha seguito le orme paterne
Matteo Bassetti, laureato nel 1995 presso l'Università di Genova e specializzato in Infettivologia e Malattie infettive. Numerose pubblicazioni scientifiche vedono Dante e Matteo
collaboratori e colleghi. Una vocazione condivisa continua, dunque, per un domani in cui si spera che le malattie infettive, costantemente in agguato, siano meno pericolose, e che l'AIDS perda il suo inquietante ruolo di killer in paesi come Africa ed Asia. In molte parti del globo le nuove terapie non hanno accesso per povertà, politica ed egoismo dei paesi più fortunati, ed
occorre un impegno globale. Bassetti si batteva anche per questo.