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Sono nude, sì, sono nude.
Nei tacchi c'è la vertigine del feticcio, gli stivali di pelle vi ricorderanno Valentina Crepax, Justine del marchese De Sade, o se preferite le ragazze al Matilda: algide installazioni di lontana bellezza, miraggi artici, o più semplicemente, come dice un mio amico di Milano "fighe di legno".
Vanessa Beecroft è di Genova. A trent'anni è la nostra artista più affermata a livello internazionale: da quando ha esposto a Milano nel '93 - schierando una trentina di amiche con indosso il suo guardaroba e gli occhi persi nel vuoto - la sua carriera è stata un crescendo inarrestabile. Pochi anni e non c'è capitale dell'arte che non abbia ospitato una sua installazione.
Ora vive a New York, ha uno studio con quattordici finestre su Manhattan e si è sposata - ma a Portofino - con un americano di 24 anni conosciuto in giro per la "Grande Mela". Ama la babele culturale di quella città, la frenesia del mutamento incessante. Qualche volta torna a Genova, a trovare i nonni. Dopotutto anche via Garibaldi non le dispiace.
Vanessa "griffa" le performance con la sua sigla ed il numero. Così a Vienna, per VB45, esporrà 45 ragazze nude con stivali di pelle ad altezza inguinale in formazione militare. Le chiama "donne manichino", e nella loro presenza assente c'è tutto il rapporto fra persona e contesto, l'evanescenza della bellezza, la forza dirompente dell'immagine moderna, ma anche il ripetersi svilente del messaggio, l'estetica dell'uniforme, che appiattisce sradicando l'identità. La moda, la merce. Queste ragazze nude e stupende sono ordigni ad orologeria che non esplodono. Paradossi di carne e silenzio. Una pubblicità del niente assoluto che sorregge l'epoca del consumo, lo spettacolo e il suo contrario: è impossibile restare insensibili a tutto ciò che dicono senza parlare, immobili, pietrificate dalla posa.
Guardandole mi vengono in mette le ragazze che ho visto in discoteca, repliche da sera di se stesse, voyeurismo in pelle. E sono felice che qualcuno le abbia elevate alla sacralità dell'arte, queste dee cadute, cadute dal piedistallo.
Vanessa Beecroft è stata proposta in occasione del G8 dalla galleria Pinksummer: hanno ragione a dire che una sua mostra metterebbe Genova sotto i riflettori. Al Comune però non è piaciuto il costo - 400 milioni tutto compreso, di cui 200 ancora da trovare - e così il comitato per il G8 non si è neppure degnato di pronunciarsi.
L'immagine ha un costo, al giorno d'oggi. Forse per Genova è troppo alto? Forse, come da anni testimoniano le pareti delle nostre case, i genovesi preferiscono una serena, politicamente corretta serigrafia di Luzzati.
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