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I Meganoidi diventano produttori. Sono già al lavoro con gli En Roco. Il piacere di fare cose insieme nell'intervista a Mattia ed Enrico
 
   

     
31 agosto 2005
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di
Daniele
Miggino
   
Meganoidi
Che a Genova ci sia un forte fermento musicale lo si dice da tempo. Tanti gruppi, tanti generi, tanta voglia di fare. Da qualche anno i padrini di questo nuovo e giovane movimento si chiamano Meganoidi, per almeno due motivi. Il primo è che loro sono riusciti a uscire da questa città (che offre pochino come spazi e strutture) e a sfondare a livello internazionale. Il secondo è che sono sempre tornati a casa (anzi, forse non se ne sono mai andati), e hanno fatto molte cose utili per i propri colleghi. Per esempio, hanno messo su una sala prove (Green Fog Studio) con tutte le cosine a posto e aperta a tutti; hanno avviato un'etichetta per autoprodursi (Green Fog Records) e ora - ecco la notizia - iniziano a produrre altri gruppi genovesi. Chiamo Mattia Cominotto per farmi spiegare cosa bolle in pentola e becco due piccioni con una fava: gli En Roco stanno già registrando il loro nuovo album, il secondo, dopo il riuscitissimo Prima di volare via.

Quella del 2005 è stata un'estate di scelte importanti per Mattia e compagni. Una svolta radicale nel modo di suonare (dallo ska-punk-rock che li ha lanciati ad un rock più melodico) ha segnato in qualche modo la loro maturità, anche se l'Ep And Then We Met The Impero ha deluso molti fan storici. Ora la Green Fog Records si prepara a sfornare il primo disco non suonato dai Meganoidi. Dunque Mattia, cosa combinate? «Siamo qui con Enrico a registrare questo album che dovrebbe uscire tra fine ottobre a inizio novembre. Poi te lo passo, così te ne parla». Come mai avete deciso di mettere la Green Fog a disposizione di altri gruppi? «È stata una cosa naturale. Genova è un ambiente ristretto, ci si conosce tutti e a volte è un bene. C'è molta voglia di fare cose insieme».

Cosa vuol dire autorprodursi? «È il risultato di molti sforzi. Avere un'etichetta nostra, essere indipendenti, organizzarci autonomamente è sempre stato un nostro obiettivo. Sarebbe molto difficile farlo lavorando in grosse strutture. L'autoproduzione è libertà nei confronti del pubblico e del tempo, che ci gestiamo come più ci piace. E poi, non meno importante, per noi significa anche poter mettere un prezzo più basso ai nostri cd». Lo studio è aperto, si diceva: «vengono qui anche da fuori: Bergamo, Torino, Palermo», continua Mattia. Insomma, la cosa è giusta e attira.

La cornetta passa ad Enrico, che mi rivela un'idea sul titolo: «potrebbe essere, dico potrebbe perché non abbiamo ancora deciso, Giorni senza fretta». Come si lavora lì? «È una figata. Si suona in modo molto naturale, ma il rendimento è diverso dalla sala prove. Un'uscita che non mi aspettavo e che mi piace molto». Puoi dirci qualcosa sul disco? «Rispetto al primo è più vario e complesso - continua Enrico - ci sono brani leggeri che ricordano Prima di volare via e altri più tirati, più verso il rock, anche se rimaniamo molto acustici».

Torno a Mattia per chiedergli il punto della situazione sulla città. «Ci sono realtà molto interessanti - dice lui - oltre ai gruppi ha fatto un ottimo lavoro la (label di Matteo Casari, che organizza la stagione live del Milk e concerti in altri locali genovesi n.d.r.): l'inverno scorso ha proposto alcuni dei più bei concerti che abbia mai visto: band italiane e straniere poco o niente conosciute, ma di grande talento». Avete intenzione di continuare a produrre altri gruppi? «Sì, c'è già in programma il disco dei Toxic Picnic e di Tarick1».
I ragazzi hanno le idee chiare.

Nella foto: I Meganoidi
 
 
 
 
 
 
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