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Cultura

GaiaScienzaNews di Adriana Albini

 
I retaggi maschilisti son duri a morire. Due articoli di 'Repubblica' e 'Science' evidenziano i persistenti squilibri nel mondo del lavoro
 
   

     
25 agosto 2005
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di
Adriana
Albini
   
donne1
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DONNE PER LE DONNE: UNA PROVA DI INTELLIGENZA

«Prego, se ci tiene tanto alla poltrona si accomodi pure... ». Esordisce così un articolo in prima pagina della Repubblica di martedì 23 agosto intitolato: "Le mamme non fanno carriera". Maria Stella Conte ci ragguaglia sul fatto che le donne con figli smettono di lavorare e che l'Italia è agli ultimi posti in Europa nell'occupazione femminile. In un'intera paginata ci racconta i problemi del conciliare maternità e successo professionale. Secondo l'Istat il tasso di occupazione delle donne single in Italia nel 2003 era dell'86% ma scende paurosamente, attraverso un 72% per le coniugate senza prole, al 51 % per le donne con figli. Un dato non soprendente, ma che fa pensare. Repubblica però tira indietro la mano che ha scagliato il sasso, aggiungendo un box dal titolo inquietante "Non chiamatela sconfitta, è una prova di intelligenza". Ci accontentiamo di questa gratificazione ai nostri neuroni di mamme casalinghe? Se è vero, come scrive la Conte, che "un figlio vale la pena e il potere non vale la vita" dobbiamo esser contente di essere il fanalino di coda d'Europa nell'occupazione femminile? Eppure c'è qualcosa che non quadra. Coltivavo da tempo il progetto di addentrarmi "scientificamente" nella questione delle carriere femminili, che mi sta molto a cuore, forse questi dati daranno il via ad una nostra iniziativa in merito...
Segnalo che l'IST, Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro ha presentato al Ministero del Lavoro, in collaborazione con l'avvocato Marina Acconci, e l'avvallo dei sindacati, un progetto per la "Conciliazione Femminile". Si può essere madri e professioniste, ed essere buone madri e buone professioniste! Forse una bella analisi sociologica rivelerebbe che i problemi di droga, di alcool e di violenza giovanile spesso sorgono in famiglie in cui la madre non lavora...

DONNE RICERCATRICI: UN PROBLEMA INTERNAZIONALE

L'urlo di dolore (in parte soffocato dal buonismo) non si leva solo da Repubblica ma anche dalla rivista scientifica internazionale Science. Pochi giorni fa è uscito un articolo di Jo Handelsman e altre ricercatrici che spiega quanta disparità esista ancora nelle carriere maschili e femminili negli USA e nel mondo.
Sfatiamo un comodo mito: non è solo un problema di figli e cura degli affetti, la questione è assai complessa e andrebbe affrontata passo dopo passo.
Secondo le scienziate che hanno stilato l'articolo di Science sono almeno quattro i motivi per non fare carriera:
Primo: la formazione. Nonostante il numero di donne uguagli quello degli uomini nelle facoltà scientifiche e i loro punteggi siano spesso superiori, raramente vengono incoraggiate alla carriera. Le studentesse hanno poi rari modelli di riferimento e le poche donne ai posti di "comando" hanno fatto talmente fatica che... spesso danno l'idea di un agglomerato di frustrazioni e aggressività che poco ispira. Vogliamo mettere una velina sorridente quanto è più invitante...
Secondo: il "clima". Molte donne che aspirano a farsi strada avvertono un "clima avverso". È facile che una donna nel suo percorso professionale incontri discriminazioni, scetticismo e sia spesso oggetto di advances indesiderate, che diminuiscono la propria sicurezza, spontaneità, autostima. È questione di educazione, soprattutto del maschio. Siamo molto lontani da questo traguardo, soprattutto in Italia, ma non bisogna scoraggiarsi...
Terzo: le regole del gioco erano e sono rimaste maschili. Questo punto, citato da Repubblica, è anche il terzo ad essere evidenziato da Science. Il bias è spesso inconscio, ma gli uomini si trovano meglio in comunità tra loro e mal volentieri allargano i propri circoli di potere e "cameratismo" alle donne. È una questione di tradizioni di un mondo antico dove anche le madri hanno le loro colpe e c'è molto lavoro da fare. In America abbiamo un'associazione, la WICR-Women in Cancer Research, affiliata della maggior associazione di ricerca oncologica, AACR, che programma strategie costruttive per abbattere il famoso glass ceiling, il tetto di cristallo che da anni cerchiamo di sfondare.
Quarto: famiglia e lavoro. È al quarto posto dei problemi per Science. In realtà in America avere figli aumenta i punti dati al curriculum.
Dunque da decenni vi è molta attenzione ad avere nursery e asili nei campus, programmi per part-time, e per riprendere carriere momentaneamente in stand-by. Ciò nonostante dei circa sessanta Cancer Center USA solo uno era diretto da una donna.

Recentemente ha fatto scandalo la dichiarazione del decano di Boston che ha affermato come sia la diversità dei cervelli, maschile e femminile, a rendere le donne poco adatte alla ricerca. Sappiamo che i cervelli sono diversi, sì, e anche le attitudini: meno male, se no sai che noia! Ma questa diversità nel pensare, nell'agire e soprattutto nell'intuire dovrebbe essere incoraggiata e sostenuta. Ci sono doti femminili importantissime: l'empatia, la capacità di ascoltare, il multitask, la cooperazione, la solidarietà, che migliorerebbero gli ambienti di lavoro. Fortune 500 sosteneva che le ditte con più dirigenti femminili rendono di più. Diversi nel modo di fare ricerca, nel sentire, nel comportarsi, i due universi devono essere conciliati per il futuro della scienza e della medicina.
 
 
 
 
 
 
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