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Cultura

Dalla cronaca nera al noir

 
Dopo tanti casi seguiti sul campo, due giornalisti decidono di scrivere una storia a modo loro. 'Omicidio agli Erzelli': ci sarą un sequel?
 
   

     
10 agosto 2005
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di
Daniele
Miggino
   
noir
Omicidio agli Erzelli (Fratelli Frilli Editori, pp. 160, 8.50 Eu) è un giallo scritto a quattro mani da due giornalisti, Andrea Casazza e Max Mauceri. Per anni si sono occupati di cronaca nera sul Secolo XIX, uno dei settori più intriganti e stimolanti di un quotidiano. Dalla loro collaborazione è nato un thriller ambientato tra Genova e Roma, ben equilibrato e costruito, in cui tutti gli elementi sembrano subito a portata di mano per svelare il mistero, ma il colpo di scena è in agguato fino all'ultima pagina.

Ecco la storia. Marianne Faraday, prostituta d'alto bordo della borghesia romana, viene uccisa nel proprio appartamento di Campo dei Fiori a Roma. Il corpo di Giovanna Turci, giovane figlia di una famiglia bene genovese, viene trovato senza vita sulla collina degli Erzelli, nel capoluogo ligure. Parte da questi due omicidi - apparentemente senza alcun legame - una trama che unirà le due città in una vicenda torbida, ma soprattutto il destino del giornalista romano Giulio Leonardi e della giovane commissaria genovese Simona Ottonello. Il racconto è in crescendo e, nonostante qualche forzatura nell'intreccio, scorre via che è un piacere.
La storia è completamente inventata, ma alcuni personaggi sono ripresi dalla realtà: «Giulio ha tutti i tic e le abitudini che avevamo noi - dice Casazza -il fotografo che sa tutto (Paolo nel libro n.d.r.) è proprio come il nostro fotografo dell'epoca».
Siamo di fronte ad un classico puzzle da ricomporre. Due ragazze morte a cinquecento chilometri di distanza, un'ipotesi che sembra non stare in piedi. Poi i pezzi iniziano a combaciare, ed è soprattutto la passione investigativa dei due a prendere campo: il reporter e la poliziotta fanno lo stesso percorso, l'uno per scriverne l'altra per scovare il colpevole. I due si aiutano e si ostacolano in un gioco delle parti. La storia assume contorni più definiti quando uniscono gli sforzi. E forse ci scappa anche del tenero. A tratti è l'intesa fra di loro (che rappresentano due mondi diversi eppure intrecciati) a tenere alta l'attenzione.
C'è poi l'analisi del caso, in cui buona società e torbido si mescolano, in cui doppie vite e scheletri negli armadi abbondano. Ma alla fine è un insospettabile a regalare l'exploit.

Gli autori si sono messi a scrivere per gioco. «Uno dei problemi del giornale quando c'è un delitto è trovare cose da dire - continua Casazza - il primo giorno descrivi, il secondo approfondisci, il terzo riveli qualche particolare e così via chissà per quanto tempo. Così Max ed io abbiamo deciso di scrivere una storia nostra». Oggi entrambi hanno cambiato settore e stile di vita, ma alla cronaca hanno lasciato il cuore: «Sono convinto che fare il giornalista - continua Casazza - soprattutto in un giornale regionale o provinciale, voglia dire fare la nera, perché conosci la città e non puoi rimanere indifferente alle storie che descrivi. Non c'è nulla di più affascinante e struggente». Ma è anche impegnativo: «Quando arriva la telefonata - può capitare in qualsiasi momento, magari alle due di notte - bisogna buttarsi sotto la doccia e uscire. Dopo un po' di anni può risultare pesante».

Ci sono tutte le carte in regola per un sequel. «A dire la verità non ci abbiamo pensato - conclude Andrea - ma in tanti ci hanno fatto questa domanda, i personaggi sono piaciuti. Certo, se ci fosse il tempo».
 
 
 
 
 
 
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