Verdi distese, rocce affioranti, laghetti alpini circondati da ampi boschi di faggio e abete. A sentirle descrivere, le idilliache vallate del
Parco dell'Aveto sembrano ricordare più Trentino e Val d'Aosta che non il familiare paesaggio ligure, fatto di coste a picco sul mare, pini e ulivi. Eppure siamo a soli 40 minuti di automobile dal litorale di Chiavari, dove in estate si accalcano migliaia di turisti. Ma, iniziando a salire dalle spiagge della Riviera verso le strade della Val Graveglia, il cambiamento è molto rapido: le case diminuiscono e la vegetazione sempreverde della costa lascia il posto ai castagni, alla querce e, ben più in alto, ai faggi e agli abeti.
Uno dei gioielli custoditi da questo territorio è comunque visibile anche senza dover raggiungere certe quote. Infatti non lontano da
Borzonasca (importante comune del Parco, a poco più di 300 metri di altitudine) si trova uno degli edifici più ricchi di fascino della Liguria, eretto anche a monumento nazionale. E' l'isolata
Abbazia di Sant'Andrea a Borzone, piccolo complesso monastico benedettino, perso tra campi e foreste e incorniciato da magnifici esemplari di
cipressi monumentali.
Le ipotesi sull'origine dell'Abbazia si perdono fra storia e leggenda: l'iscrizione su un blocco di marmo della torre reca la data del 1244 (in quegli stessi anni, nel XII secolo, nella vicina Cogorno veniva edificata la bellissima basilica di San Salvatore), ma è certo che il corpo centrale della chiesa risale all'epoca longobarda (VIII sec.), probabilmente a sua volta edificato su una precedente costruzione risalente all'epoca bizantina (VI sec.).
Nella sperduta abbazia i Benedettini rimasero fino al 1535, fino a quando l'edificio divenne commenda cardinalizia. La chiesa che si vede oggi è il risultato di più di un millennio di trasformazioni, anche se la maggior parte del complesso corrisponde alla chiesa edificata a metà del Duecento. In epoca rinascimentale vennero comunque apportati diversi interventi per motivi funzionali, di culto e di restauro. Gli ultimi "ritocchi" risalgono agli anni '50 e '60.
L'interno della chiesa e' visitabile tutto il giorno, fino al tramonto, mentre non e' possibile accedere alla torre. L'edificio centrale è un luogo di culto vero e proprio, seppure poco frequentato. Del convento, ora adibito in parte a casa canonica, si può visitare solo il chiostro e l'esterno.
Se siete arrivati fino qui potete spendere anche qualche minuto "a passeggio". Attorno all'Abbazia una rete di sentieri consente di esplorare i terrazzamenti circostanti tra castagni e qualche ulivo solitario e avere qualche altro colpo d'occhio sul complesso.
Proseguendo per 500 metri oltre l'edifico, lungo la strada asfaltata che conduce all'Abbazia, in prossimità di una stretta curva a gomito sulla destra, si scorge il
Torrente Borzone. Si tratta di un piccolo rio montano che, nella buona stagione, presenta un'atmosfera fiabesca fatta di felci, muschi e cascatelle. Nella pozza più grande vicino al ponte i più coraggiosi possono fare un tuffo, ma farà molto freddo... Un sentiero affianca comunque il torrente e consente di esplorarlo per alcune centinaia di metri.
Se volete mangiare qualcosa sappiate che Borzonasca è terra di trattorie e gastronomia. Un buon indirizzo è l'Antica Trattoria Rocchin nella centrale Piazza Guglielmo Marconi (tel 0185 340147).
Per raggiungere l'abbazia è necessario prendere la A12 (da Genova), uscita a Chiavari o Lavagna. Da qui fino a Carasco (SS225) e poi Val d'Aveto (SS586), fino a Borzonasca. Da Genova ci vorrà poco più di un'ora di automobile.
Sopra, l'abbazia e il suo complesso.
Sotto, una rana rossa nel Torrente Borzone