|
Arrivato in Piazza Alimonda, per ricordare Carlo Giuliani, subito ti accorgi di essere un po' fuori posto, i centri sociali sono in maggioranza: capelli rasta, magari rasati in parte, t-shirt con stampigliati slogan in inglese e piercing, sono una specie di divisa; quasi come il panino in mano e il bicchiere di vino, venduti al prezzo politico di 1.50 Eu, nei due gazebo targati Collettivo Critical Wine e Laboratorio Sociale Buridda.
Sul palco sta cantando Alessio Lega (che ci tiene a dire di essere nato molto prima della lega che conosciamo). L'età dei partecipanti è varia, d'altronde le mode lasciano sempre degli strascichi, così c'è ancora qualche figlio dei fiori che forse oggi è nonno; c'è pure qualche indiano metropolitano, del movimento del '77, che ora con barba folta, bilancia una calvizie incipiente.
Poi a guardare bene ci sono anche quelli come me, quelli a cui il tempo ha inculcato un certo pudore. Pudore ad indossare certi segni' ma non a continuare lotte e voglia di cambiare, sempre. Ci sono gli splendidi genitori di Carlo, Giuliano e Haidi, sempre presenti e circondati dai vecchi amici del figlio e dai nuovi, che magari non l'hanno neanche conosciuto, ma forse ne condividono gli ideali.
C'è Peppino Coscione, presidente del Comitato Piazza Carlo Giuliani, che porta una maglietta con scritto: «tante sono le cose che segnano una vita e tante vite segnano qualcosa che verrà». E tutte queste vite, sono una umanità sempre più varia. In questa piazza oggi diventata piazza Carlo Giuliani.
Papà Giuliani sale sul palco per ringraziare tutti e dice: «Carlo mi ha portato qui. Carlo mi ha costretto, malgrado la mia timidezza a parlare a voi... costretti a essere qui. Carlo ha fatto questo, ha messo insieme le generazioni». La prossima settimana sarà discusso in consiglio comunale di mettere un cippo in questa piazza, ci sarà scritto: "Carlo Giuliani, ragazzo 20 luglio 2001". Sono le 17.20 e un lunghissimo applauso segna il momento più commovente e insieme più unito della piazza. Sono passati 4 anni ma i sentimenti sono gli stessi.
Nella foto: la festa per Carlo
Giorgio Boratto
|