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mentelocale consiglia Amore mio infinito

 
Dal pulp al romanzo di formazione: spiazza l'ultima prova dell'autore di Woobinda. Ma Aldo Nove non perde mordente e capacità critica
 
   

     
06 febbraio 2001
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di
Donald
Datti
   
Leggo un romanzo di Aldo Nove e non trovo una sola riga che parli di sesso. Strano. Eppure si intitola Amore mio infinito e, sulla scorta dei precedenti Superwoobinda e Puerto Plata Market, mi aspettavo come minimo di assistere a un campionario di perversioni sessuali, a un'elegia del porno, a una rassegna dettagliata di articoli da sexy shop o edicola specializzata. Niente di tutto questo.
Poi mi immaginavo di trovare sangue dappertutto, truculenza splatter e situazioni da fumetto hard boiled secondo l'assunto pulp e cannibalistico tanto caro alla collana Stile Libero dell'Einaudi. Macché.
Da ultimo, ci avrei messo la mano sul fuoco di trovarmi di fronte a personaggi paranoici, macchiette al limite del sub-umano, esempi di malessere sociale, figure abbrutite dal bombardamento catodico. Neanche per sogno.
È stato come quando Tarantino ha girato Jackie Brown dopo Pulp Fiction: due film completamente diversi, che hanno spiazzato pubblico e critica.
Ed io, veramente, ci sono rimasto male. Ero convinto di poter fare una recensione del libro senza nemmeno leggerlo. Del resto sono sempre stato convinto che i critici seri facciano davvero così. Per fortuna non sono abbastanza serio, e il libro me lo sono letto.
Ho fatto bene: ho evitato una figura di merda e ho letto un romanzo, se non altro, interessante.
Si tratta di un romanzo di formazione: un genere pericoloso, a dire il vero, se negli ultimi tempi in Italia si sono etichettati in questo modo libri al limite della decenza come Va dove ti porta il cuore e Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Toglieteveli dalla testa.
Nove aggredisce la storia, frantumandola in quattro segmenti che raccontano episodi apparentemente marginali nella vita di un ragazzo. È un'educazione sentimentale che si svolge sui binari inconsueti di quella che Tiziano Scarpa definisce "inculturazione pop": l'amore e la vita vengono scoperti sulle note delle canzoni di Bennato e Max Pezzali, pensando a una realtà che si interseca con la fantasia di Topolino e Paperopoli e che trova una sua dimensione nella pubblicità degli smarties e del calippo. Il tempo e lo spazio si fondono in un ritmo che risponde ai dettami televisivi. In questo si riconosce l'autore di Superwoobinda, studioso non accreditato di costume contemporaneo, fine osservatore di aberrazioni quotidiane della società del benessere, dove l'amore infinito è in fin dei conti lo stesso cantato ne L'amore al tempo delle discoteche (vedi www.tin.it/veneziapoesia/nove.htm)
Lo stile di Nove è di pura ricerca: nella nota finale ringrazia Nanni Balestrini, al quale è debitore dal magma di parole senza punteggiatura, che rendono benissimo l'idea di flusso di coscienza sul quale si fonda tutto l'impianto del romanzo (del resto c'è chi si ispira a Joyce e si firma Italo Svevo, chi a Balestrini e si firma Aldo Nove).
In definitiva è un romanzo che merita di essere letto, sia che vi sia piaciuto Superwoobinda (cosa buona e giusta) sia che abbiate trovato deludente Puerto Plata Market (e anche in questo caso avete tutta la mia approvazione).


Amore mio infinito
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(€ 7,22 su iBS, con Risparmio € 1,28)
 
 
 
 
 
 
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