La leonessa islandese alla Tosse

La leonessa islandese alla Tosse

Dal 12 al 21 maggio un tuffo nella storia di "Io mi chiamo Isbjörg. Io sono un leone". Due attrici per un solo ruolo da protagonista

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Martedi 10 maggio 2005

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L’Islanda al Teatro della Tosse è ancora donna.
Con la sua terza incursione nella drammaturgia islandese, il regista Sergio Maifredi propone Io mi chiamo Isbjörg. Io sono un leone, un adattamento teatrale di Hávar Sigurjónsson, (drammaturgo e regista associato presso la Radio Statale e il Teatro Nazionale Islandese) dall’omonimo romanzo di Vigdìs Grìmsdòttir, che pone al suo centro la storia di una giovane donna in carcere – dal 12 al 21 maggio al Teatro della Tosse, ore 21 (mer 18, h. 19.30). «Posto che quando si va a teatro in Islanda si rinuncia alla lingua e quindi non si fa neppure il minimo sforzo per capire...», questo testo ha colpito l’immaginario e l’emotività del regista - calatosi nella cultura dei ghiacci da residente per un anno intero nel ’92, in virtù di una borsa di studio - al punto da convincerlo ad intraprendere un percorso a più tappe con in tasca quasi 30 copioni. È del 2003 la prima messa in scena di questo progetto nordico Io sono il maestro, della venticinquenne Hrafnhildur Hagalìn Gudmunsdottìr (vincitrice del Nordic Playwrights' Prize come miglior drammaturga del teatro scandinavo), seguita l’anno scorso dallo spettacolo Nära Livet alle soglie della vita, di Ulla Isaksson e Ingmar Bergman, dove erano addirittura tre le figure femminili.

Un’altra costante di questo viaggio verso nord è la presenza in tutti e tre gli spettacoli di Lisa Galantini, l’attrice che in questa occasione, a poche ore dal debutto, si dice «estremamente nervosa. Al contrario di Isbjörg, io sono una chiacchierona e mi sono trovata di fronte ad un personaggio che è agli antipodi», Isbjörg infatti dal momento della sua entrata in carcere non ha voluto parlare con nessuno. Duplicata in scena nelle sue due anime, una bianca (interpretata da Valentina Picello) e una nera (per l’appunto Lisa), Isbjörg decide di confessarsi di fronte ad un giovane avvocato (Edoardo Ribatto), primo spettatore di questa storia che è sofferta confessione di scenari di una vita. Anche la scena, realizzata da Emanuele Conte con tubi innocenti e reti metalliche, crea un effetto di costrizione che va ad accentuare l’emotività contenuta di cui parla Lisa.

La vicenda dura e violenta di Isbjörg è attenuata dal lato bianco che Hávar Sigurjónsson si è inventato ex-novo, rispetto al romanzo, per l’adattamento scenico e che trova forma nell’interpretazione di Valentina: «sono la protagonista di tutte le proiezioni e i flashback della Isbjörg ragazzina. A volte sono un soffio che si inserisce come un sospiro, un pensiero molto forte nella gestualità di Lisa, la faccia pragmatica del personaggio. Sono in parte anche il suo angelo custode e quel lato che lei vorrebbe reprimere ma che resiste e resta lì al suo posto».

Nelle foto: due momenti dello spettacolo. In alto le due interpreti principali: Lisa e Valentina. In basso Bruno Cereseto..

Acquista i tuoi biglietti su e partecipa al di mercoledì 18 maggio.

Laura Santini

Spettacoli Teatro