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Cultura
Margherita Hack
 

Margherita Hack: non solo stelle

 
Questa settimana č alla Corte, alla Berio, a Portoanticolibri e alla Fnac. Tre giorni fra teatro, religione, ricerca e la sua biografia
 
   

     
3 aprile 2005
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di
Daniele
Miggino
   
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Uno spettacolo teatrale sulle stelle, una chiacchierata sulla religione, un'altra sulla ricerca, infine la presentazione di una biografia. Tutti questi appuntamenti hanno un'unica protagonista: l'attivissima Margherita Hack, una tra le più grandi scienziate italiane che, sulla soglia degli ottantatre anni, ha l'agenda sempre più piena. Andiamo con ordine: da martedì 3 a giovedì 5 maggio 2005, al Teatro della Corte, è di scena Variazioni sul cielo, tratto da un libro della astrofisica fiorentina (Sette variazioni sul cielo). In via del tutto eccezionale, durante le date genovesi sarà presente sul palco.
Mercoledì 4 maggio doppio appuntamento: alle 11, presso Portoanticolibri (Porto Antico), parteciperà ad un incontro su università, scuola e ricerca insieme ad Adriana Albini. Alle 17, Laura Guglielmi la intervisterà alla Fnac di via Venti Settembre, presentando la sua biografia dal titolo Qualcosa di inaspettato. I miei affetti, i miei valori, le mie passioni. Giovedì 5 maggio alle 17, presso la Biblioteca Berio, la scienziata affronterà il tema della differenza fra ateismo e agnosticismo.

Una cosa è certa, a Margherita Hack gli argomenti non mancano. A cominciare dalla sua vita: è stata una tra le prime scienziate al femminile in Italia, ha fatto la tesi sotto i bombardamenti, nel vero senso della parola. Ecco cosa mi ha raccontato durante una breve telefonata: «a Firenze eravamo tra il fuoco tedesco e quello alleato. A un certo punto andò via la luce, il gas, l'acqua. Fui costretta a continuare a scrivere con una lampada a petrolio». È stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia, è conosciuta soprattutto per i suoi studi sulla spettroscopia stellare. E pensare che ha iniziato alla Ducati, dove lavorava nel settore ottico.

La sua biografia s'intitola Qualcosa di inaspettato. A cosa si riferisce? «Al fatto che nella scienza le scoperte avvengono grazie agli imprevisti. Quando si conduce un'osservazione ci si aspetta un risultato, se non si verifica bisogna capire perché. Qui inizia il lavoro interessante, e si possono aprire porte inaspettate. È un po' come fare il poliziotto, uno Sherlok Holmes particolare». L'idea del libro è venuta da alcune conversazioni condotte alla Fondazione Lucchini, e da interviste fatte dagli studenti del Sissa (Scuola Superiore di Studi Avanzati) di Trieste.

Dalle lontane stelle alle questioni terrene, anzi, umane. In occasione dell'incontro alla Berio, Margherita parlerà di religione: «di morale laica, del perché c'è bisogno di religione, del perché se ne può fare a meno», continua.
Educata in una famiglia protestante ben presto passata alle dottrine teosofiche (secondo le quali la divinità è qualcosa di impersonale), si dichiara un'atea convinta. E anche se dice che non si è più all'epoca di Galileo, in cui i roghi facevano subito cambiare idea a chi aveva qualche dubbio su Dio, ancora oggi è un'affermazione coraggiosa.

Si infervora quando si parla di leggi che definisce "vergognose", come quelle che bloccano la ricerca e le possibilità che offre: «e obbligano una madre a tenere un embrione malato perché è considerato un essere vivente. Un essere vivente è tale quando prende coscienza di sé, non prima. L'embrione è una cellula». Lo stesso vale per le recenti politiche dell'istruzione: «trasformare i ricercatori in precari ha fatto scappare all'estero gli elementi migliori - continua - un fatto ancora più grave se si pensa che, soprattutto nei campi dell'astrofisica e della fisica, la nostra comunità è tra le più quotate».

Nella foto: Margherita Hack
 
 
 
 
 
 
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