Ibisco danese. È il titolo di un'opera di Piero Gilardi del 1996, un "tappeto natura" del diametro di 50 cm. L'artista torinese inizia il suo incontro con il pubblico partendo da lì.
Nel café di mentelocale la gente è seduta sulle poltrone, ci sono le candele accese, la musica in sottofondo. Qualcuno capita per caso, qualche altro vuole assolutamente interagire, saperne di più dei nuovi media tecnologici in rapporto all'arte.
Ci sono critici, artisti, giornalisti, galleristi, collezionisti, studenti, appassionati del contemporaneo. A loro viene rivolto l'invito a osservare l'opera - una porta nera, i fiori di ibisco, la Danimarca - e a descrivere quello che ognuno vi vede rappresentato.
Una porta che non si apre, solo decorativa; la memoria dell'infanzia felice di una bambina; un segno di dolore verso qualcosa che non si può più ritrovare; la porta mentale di Amleto alla ricerca di Ofelia; il senso dell'inverno e del giorno corto; un preludio all'interno, abitato da una donna bellissima...
Gilardi deve fermare gli interlocutori. Il suo discorso è già dimostrato. Nella grande differenza di interpretazione dell'opera, una sorta di saracinesca tra noi e il mondo e la soglia tra interno ed esterno rimandano a una sofferenza psicologica diffusa. Il significato è collettivo.
Una stessa immagine può avere diverse spiegazioni. Tutti i simboli sono aperti. In questa interazione diretta consiste oggi la ricerca dell'arte contemporanea, secondo Gilardi.
Nell'arte del passato non era possibile modificare l'opera, come in quella attuale: il computer ci ha immesso in un significato linguistico nuovo, di trasformazione del senso.
Gilardi riprende il discorso storico. Dalla metà degli anni '80, dai primi licenziamenti di massa causati dalla robotizzazione delle catene di montaggio, nascono l'esigenza e la coscienza di appropriarci tutti, "dal basso", delle nuove tecnologie informatiche e digitali.
Computer grafica, olografia, tel/fax/telex, realtà virtuali e mondi illusivi realizzano il vecchio sogno degli artisti: l'arte non come rappresentazione, ma come ridefinizione del mondo.
I programmi basati su algoritmi genetici, l'intelligenza artificiale, Internet, la Network Art, l'arte transgenica.
Nasce la solidarietà biologica con tutto ciò che è vivente.
Pensiamo forse che si debbano usare le tecnologie per massimizzare l'uomo.
Cresce il senso dei limiti. E la nostalgia del soggetto forte contro la globalizzazione.
Quello stesso soggetto forte, umanistico, il cui simbolo di morte è la porta nera dell'
Ibisco danese di Gilardi.
L'incontro con Piero Gilardi (
Piero Gilardi a mentelocale )
sul tema
Arte e nuove tecnologie
si è tenuto il 1° febbraio a mentelocale café.
L'artista è stato presentato dalla Galleria Il Vicolo e dal portale www.mentelocale.it
in occasione della mostra:
Piero Gilardi, "Acqua virtuale"
Tappeti-natura e installazione
Liquid breath
(nella foto in alto, sullo sfondo la cascata interattiva)
Dal 1° febbraio al 14 marzo 2001
Galleria d'arte Il Vicolo
Salita Pollaiuoli 27 r. - 16123 Genova
Tel. / fax 010-2467717
Orario di apertura: dal martedì al sabato, ore 10-12.30 e 16-19.30