Labirinti è una mostra d'atmosfera.
Se non sapete nulla di arte orientale, ovvero di arte contemporanea orientale, potete penetrare nelle stanze di Villa Croce e lasciarvi andare. Non a ciò che sapete o non sapete, ma a ciò che semplicemente sentite.
La seconda edizione di Asiart, la Biennale d'Arte Contemporanea di cui la mostra, oltre a far parte costituisce il fulcro, nasce dalla collaborazione del museo di arte contemporanea con il CELSO.
Del
Centro Ligure Studi Orientali - Dipartimento di Studi Asiatici è direttore Alberto de Simone, che ha ideato e curato insieme a Emanuela Patella e Gino Maggio la mostra e gli eventi collaterali, che si susseguiranno in città fino al 20 dicembre.
Sandra Solimano, vicedirettrice di Villa Croce, si dice "particolarmente orgogliosa di ospitare questa campionatura della ricerca artistica contemporanea in Oriente, che rientra nelle condivise politiche espositive del museo".
La visita inizia salendo le scale che conducono al piano superiore, dove le gigantesche calligrafie di
Norio Nagayama, Giappone,
Fusei - La nascita del vento, sono sospese su teli, ad indicare gli elementi naturali.
Contrasta con l'elaborazione al computer della calligrafia tridimensionale di
Luming Li, Cina,
Classico della piantagione di colore rosso, che sullo sfondo di un paesaggio è intrecciata e aggrovigliata come una sorta di mostruosa creatura tentacolare.
E un'altra scrittura ancora è quella di
Monali Meher, India,
Bolliwood has arrived, che se ne serve per comporre ironici manifesti kitsch tipici dell'industria cinematografica, rivisitati attraverso l'inserimento del proprio autoritratto.
Le stanze del museo sono occupate da installazioni singole.
La prima, di
Medhi Moutashar, Iraq,
Houè, è costruita con due lettere dell'alfabeto cufico arabo, a significare il "Lui", quell'elemento del soprannaturale al quale dovrebbe condurre il labirinto, materializzazione simbolica di una verità impenetrabile.
Wenda Gu, Cina,
Temple of Exoticism - United Nation, artista già noto in Europa, accompagna lo spettatore in una stanza della meditazione, avvolta da pareti di capelli. L'arredo, tavoli e sedie, rispecchia mixandolo oriente e occidente; i video con il cielo alludono al silenzio, alla conciliazione delle diversità.
Attraverso i ventagli sospesi della
Yufen Qin, Cina,
Wu yan de feng - Silenced wind, si raggiunge l'opera bellissima di
Ok-Joo Shin, Corea,
The gate of Wisdom, un ponte di ferro spezzato, sospeso su sabbia scura: il percorso verso la verità è rettilineo ma frammentato, e deve affrontare il vuoto.
Il punto di arrivo potrebbe essere il giardino orientale ricostruito da
Sato, Giappone,
Fu shiki. La "Non conoscenza" zen del titolo dell'opera invita a una saggia meditazione, da consumare nel silenzio, concentrati in se stessi, accovacciati sul cuscino.
Un labirinto che è un percorso di iniziazione è quello proposto dalla
Pinaree Sanpitak, Thailandia,
Breast Stupas. I suoi teli grezzi appesi nella stanza, con silhouette di corpi umani e figure architettoniche - ottenuti togliendo i fili dell'ordito e della trama -, portano, attraverso il passaggio dalle tinte scure a quelle chiare, dal buio alla luce.
Sejong Yoo, Corea,
Arco, sospende sull'acqua l'arco della vita, riassunto da fotografie di personaggi e oggetti che si specchiano in se stessi, a conclusione di una ideale circolarità.
Nel seminterrato,
Qikai Zhang, Cina,
Shui huo - Acqua e fuoco, artista trentenne che vive e lavora a Milano, immerge l'essere vivente negli elementi fondamentali della vita: l'acqua, lo sgocciolio, le figure proiettate su due schermi - danza rituale -, le candele, il ponte di legno, tutto è equilibrio.
Il tema del labirinto delle informazioni in rete viene svolto sul piano tecnologico da
Sin-Wook Kang, Corea,
Collegamento.
Più debole è l'opera di
Jung-Hwan Park, Corea,
Syncronized Swimming, con i suoi elefantini, che alludono alla dimensione ludica dell'illusione ottica della penetrabilità dei corpi.
Nell'ultima stanza, leggere strisce di carta bianca della
Eun-Hee Cho, Corea,
Labirinto, pendono dal soffitto, a scandire uno spazio che non solo dà il titolo all'opera, ma alla mostra tutta.
Asiart - Asian Contemporary Art
Biennale d'Arte Contemporanea / n° 2
"Labirinti"
Museo d'arte contemporanea di Villa Croce
Orario di apertura: dal 20 settembre al 28 ottobre 2001
da martedì a sabato, ore 9-19; domenica, ore 9-12.30; lunedì chiuso
Ingresso libero
nelle foto: le opere di Wenda Gu (in alto) e Yufen Qi (in basso)