Miracolo,
Jean Nouvel ha vinto il
concorso per il padiglione B della Fiera di Genova. Nel giorno in cui Milano inaugura il suo super-polo fieristico con la
scintillante firma di Fuksas, la Lanterna risponde alla grande chiamando il super-architetto francese per mettere una pezza alla sgarrupata zona di piazzale Kennedy.
Jean Nouvel non è un tipo qualunque. I suoi progetti trasformano sistematicamente il paesaggio urbano che li ospita, diventando eventi a sé stanti spesso meta di pellegrinaggi architettonici. Fra i suoi lavori principali svettano l'
Arab World Institute di Parigi, il
Teatro dell'Opera di Lione e un'altra dozzina di edifici sparsi per il mondo.
E adesso anche Genova.
Il progetto messo in campo è spettacolare. «Il padiglione centrale della Fiera si sposerà con il cielo di Genova, con il mare di Genova e con la vita fieristica attraverso riflessi, bagliori e giochi caleidoscopici», commenta l'architetto francese.
Il tetto sarà un'enorme superficie specchiata, «si leggerà dalla città e dalla sopraelevata come un'astrazione», continua Jean Nouvel, «un immenso specchio blu rettangolare nel quale si riflette o il blu del cielo o le nuvole che diventano plumbee sotto la pioggia».
L'interno ospita
due grandi hall sovrapposte, orientate verso il mare. La prima è una terrazza coperta, sotto la quale la seconda si propone come il prolungamento della banchina. Entrambe saranno completamente vetrate, con la possibilità di aprirsi quando la temperatura lo consente. «Queste due grandi hall», spiega Nouvel nell'analisi del progetto, «sono sotto
due specchi che evocano la superficie del mare. Uno è costituito da piccole onde come la superficie irregolare dell'acqua del porto, come quelle leggere increspature che "ammaccano" il mare. L'altro è ritmato da lunghe onde parallele alla banchina: la variazione dell'onda crea una sinusoide che decresce avvicinandosi al porto».
L'illuminazione è assicurata da proiettori fissati al suolo o incastonati tra il soffitto a specchio: «questi due sistemi creano dei bagliori simili ai famigerati riflessi d'argento con i quali il sole gratifica il mare. Dal porto, dalla banchina, dall'esterno le esposizioni creano un
doppio spettacolo di riflessi dinamici, multicolori, movimentati».
«In breve», conclude Nouvel, «tutto questo è una storia di interrogativi e di distruzione della materia, una storia - come diceva Baudelaire - di
"giochi di prestigio ottici, di tormenti deliziosi degli occhi", applicati alla scala del territorio».
Il progetto di Nouvel - selezionato da una commissione formata da
Bruno Gabrielli,
Benedetta Spadolini, e
Domenico Podestà, Presidente dell'Ordine degli architetti della provincia di Genova - ha sconfitto quelli di
Nicholas Grimshaw (che ha firmato le fermate degli autobus della Cemusa) e
Michael Hopkins. Fra i requisiti richiesti, la possibilità di allungare l'edificio per inglobare il padiglione D, in attesa di essere demolito. Le prossime tappe saranno il perfezionamento degli aspetti contrattuali e l'avvio del progetto preliminare.
Nell'attesa del taglio del nastro (sperando di arrivarci, in questa nazione di ricorsi incrociati e sabbie mobili) premono alcune considerazioni.
La principale è che sembra davvero che le amministrazioni cittadine abbiano definitivamente intrapreso la
strada-Bilbao, ovvero che abbiano compreso come l'architettura d'impatto - possibilmente ultracontemporanea - sia al giorno d'oggi imprescindibile per l'
imago urbis, concetto medievale ma drammaticamente attuale dell'"immagine della città". Ormai la "super-architettura" è premiante da un punto di vista politico (
Arti&Architettura ha senz'altro contribuito ad allargare il dibattito) ed in grado di dare ricadute in termini economici, sociali, culturali e - perché no? - estetici.
Insomma, se una rondine non fa primavera, mette almeno di buon umore.
Nelle foto, due vedute del progetto di Nouvel.