Come da tradizione, al Ninfeo di
Villa Giulia a Roma, poco dopo la mezzanotte del
7 luglio, è stato proclamato il
59° Premio Strega. Il Presidente di seggio
Ugo Ricciarelli, vincitore del Premio Strega 2004, e
Anna Maria Rimoaldi, direttore della
Fondazione Bellonci, hanno proclamato vincitore
Maurizio Maggiani con
Il viaggiatore notturno (Feltrinelli). Il libro dello scrittore ligure ha ottenuto 138 voti. I risultati finali degli altri classificati presenti in cinquina sono:
L'età dell'oro (Bompiani) di
Edoardo Nesi con 99 voti;
La casa delle onde (Longanesi) di
Giuseppe Conte con 66 voti;
Il male è nelle cose (Mondadori) di
Maurizio Cucchi con 22 voti;
Per grazia ricevuta (Minimum fax) di
Valeria Parrella con 18 voti.
Vi riproponiamo di seguito la nostra recensione del libro di Maggiani
Maurizio Maggiani continua a scrivere storie. Favole dal sapore tragico, racconti sempre in bilico tra fantasia e realtà. Il suo ultimo lavoro -
Il viaggiatore notturno (Feltrinelli, 2005) - è finalmente uscito (
ve ne avevamo parlato ben quattro anni fa) e riprende alcuni canoni a cui lo scrittore ci ha abituati. Intanto i lunghi periodi di preparazione. Nove anni di gestazione per questo libro, perché va bene la fantasia, ma anche la documentazione.
Riportare la trama, bisogna dire la verità, non è così facile. Diverse storie si intrecciano nel corso della narrazione, tanti scenari e tanti significati.
Ogni carovana che si addentra nel deserto non può non portarsi dietro un bravo poeta: la narrazione inizia con questa perla di saggezza. Siamo nella regione algerina dell'Hoggar, terra di Tuareg. Lì il tempo è scandito dall'Universo, non dagli umani. Lì la ricerca scientifica di un etologo può trasformarsi in qualcosa di molto più grande. Lì le cose hanno un altro senso.
Forte il contrasto tra la magia della vita e lo sfacelo dell'azione umana, tra l'Hoggar e i Balcani in guerra. In Bosnia l'etologo scopre che anche gli orsi scappano dalla guerra, e poi assiste all'ultimo assedio di Tuzla. L'uomo è decisamente la peggiore delle bestie, viene da dire.
Se lo scenario di Tuzla richiama una delle più grandi catastrofi umane del nostro secolo, il deserto dell'Hoggar è la culla dell'umanità, un luogo dove gli ex generali si fanno monaci (vedi il ruolo centrale di Charles de Foucauld, personaggio realmente esistito ma fortemente malleato da Maggiani).
Ma centrale nel racconto è anche una figura femminile -
la Perfetta - che cammina in ogni luogo in cui c'è una tragedia ma è la Bellezza fatta persona. Cammina senza sosta, senza dire né chiedere niente. Viene sfregiata, picchiata, violentata. Quasi soccombe, ma il nostro scienziato se ne innamora. Viene quasi da pensare che sia la vita...
Non mancano anche questa volta riferimenti a Genova. Intanto perché l'etologo viene chiamato "genovese" da alcuni suoi compagni di strada. E poi per i richiami all'infanzia passata in Salita dell'Incarnazione (che - giuro sul canguro - ho scopero essere dietro casa mia ieri sera, mentre ne scendevo i lunghi gradini col libro di Maggiani in mano. Divertenti coincidenze).
Interessante l'ultimo capitolo del libro - intitolato proprio
Il viaggiatore notturno - dove Maggiani (con l'aiuto di Jack London) spiega che cosa significa per lui creare e raccontare storie.
Nella foto Maggiani con il premio Strega appena ricevuto