Norma Jeane è nata a Los Angeles il 5 agosto 1962, lo stesso giorno in cui è morta Marylin Monroe. Per di più nella stessa villa. Ma se assomigli all'attrice -mito hollywoodiano- non lo possiamo sapere. Adesso è a Milano per un po'. Poi partirà per New York, dove prenderà parte a una mostra al PS1 (
www.ps1.org).
Le parlo al telefono. Mi dice che non vuole neppure farsi fotografare. L'unico ritratto di cui sono in possesso mi è arrivato dalla rete
(nella foto in alto). È Norma, probabilmente, nella performance
Drum Machine, mentre balla sul ritmo del proprio cuore, monitorata da un elettrocardiografo e mixata in sync da tre DJs.
Ma non le si vedono neppure gli occhi.
Forse è come le sue opere: passaggi di stato, emissione di energia, assenza di brulichio organico a sotto zero. Nel suo lavoro, il gelo "ci è entrato in un punto incandescente". L'ha utilizzato in diverse occasioni, come strumento per attuare sacrifici rituali, potlàc.
Fin da bambina ha associato il freddo alla morte, ma piuttosto che "per l'ovvia relazione sintomatica, per le sue qualità conservanti e preservanti, che rendono più distaccato il rapporto con un corpo privo di vita".
In
Potlàc 1.1 (nella foto in basso), ad esempio, è messa in scena un'esplosione di bottiglie di acqua minerale trasformata in ghiaccio. L'opera ha a che fare con la dialettica tra un'energia calda e vitale, violenta e trasgressiva, e la necessità di arginarla attraverso un metodo sistematico, razionale.
La dialettica dell'equilibrio caratterizza gli stati di coscienza relativamente stabili.
Norma e Genova sono la stessa cosa.
L'artista ha avviato l'anno scorso un progetto con Paola Frusteri, una gioielliera che ha un laboratorio a Certosa.
Insieme si sono poste il problema di restituire a materiali che preziosi non sono, come il cristallo, l'acciaio, l'inox, l'alluminio, lo stesso fascino e forza comunicativa dei prodotti di fascia più alta.
Con una differenza di scala, ovvero un'identità soggettiva che assegna alla pericolosità il posto della preziosità.
Il progetto prevede che un soffiatore di vetro costruisca una parure completa di "gioielli" (collana, bracciale, ecc.) in pirex soffiato. Questo materiale chimico, organico, conterrà vetriolo.
All'interno del gioiello l'acido oscillerà al ritmo del movimento corporeo. Se l'involucro si dovesse spaccare, chi lo porta sarebbe morto.
"Se ne sconsiglia l'uso a chiunque", dice Norma.
Si tratta di un'incursione in un altro terreno creativo, un "viaggetto di fantasia". Con una sensibilità molto liquida.
Dopo tutto, la situazione di pericolo è la stessa che si prova indossando le parure più preziose.
Solo che è in negativo.