Se per Claudio Costa era valida l'equazione arte=vita, lo stesso si può dire per il suo discepolo Mauro Marcenaro. Tempo fa vi avevamo introdotto nel suo atelier di via Macelli di Soziglia, dove insieme alla moglie Candida Thumiger aveva dato vita all'anilina_lab. Ci siamo tornati per capire cosa bolle nella pentola del suo progetto , in cui l'arte diventa il principale strumento di conoscenza della storia, dell'uomo, dell'anima. La parola chiave è "viaggio".
Marcenaro ha conosciuto Claudio Costa per caso. È andata così: «Avevo un sacco pieno di colori ad olio, non sapevo cosa farmene. Quando incontrai Claudio nel magazzino in cui lavorava, ha comprato i colori e mi ha chiesto se volevo aiutarlo per un progetto all'ospedale psichiatrico di Quarto».
Senza finire gli studi in chimica farmaceutica, Mauro si mette a lavorare con Costa, e subisce quella che lui chiama "iniziazione culturale". Per circa otto anni fanno un laboratorio di arte-terapia a Quarto: «siamo stati fra i primi a fare progetti del genere, sul finire degli anni 70». Per altri quattro va a vivere in un paesino di campagna, dove cerca di mantenere "pura" la propria creatività. «Dopo aver vissuto tanti anni nei vicoli di Genova, mi aveva colpito il tramonto, il cielo, le nuvole».
Da tempo è tornato in città e vive vendendo i suoi quadri. Nel 2004 ha partecipato a una mostra in Georgia a Tiblisi. Ma l'arte per lui rimane fuori da ogni logica di mercato: è uno strumento di conoscenza. Non crede nel figurativo: «perché dopo l'avvento della fotografia ha perso ogni senso». La sua pittura è legata a doppio filo con l'inconscio: segni, frecce, uomini stilizzati, schizzi, oggetti appiccicati alla tela.
A proposito di tela, quella che usa Mauro si chiama "tela di forza". Si tratta del materiale con cui, prima dell'avvento degli psicofarmaci, venivano fatte le camicie di forza. È un retaggio della sua esperienza a Quarto, ma anche una caratteristica distintiva della sua concezione del viaggio.
«Il primo viaggio avviene quando si nasce. Poi si dorme sotto l'albero della scienza finché non si incontra il proprio progetto». A quel punto, secondo Mauro, si presenta un bivio: o si affronta un percorso per conoscere se stessi e la propria anima attraverso una crisi, oppure si rimane sulla superficie, in quello che lui chiama "mistero". «Da quando esiste la psichiatria, il momento della crisi viene stoppato in modo violento, riportandoci direttamente al mistero».
La concezione 'Mana' della storia ha un inizio (età dell'innocenza), una fine (redenzione) e un intermezzo (illuminismo e positivismo) in cui viviamo oggi. I segni che costellano i suoi dipinti si richiamano in modo forte e chiaro all'età dell'innocenza. «È linguaggio primordiale e universale, che affonda le radici nel sogno».
Prossimamente allestirà in città una mostra con un centinaio di lavori fatti all'epoca del laboratorio all'ospedale psichiatrico di Quarto. Ma su questo punto rimane molto molto misterioso. Staremo a vedere.