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Galletta e Ciampi
 

Venti righe per Saint Vincent

 
Giuliano Galletta premiato per la sua rubrica quotidiana. Il giornalista racconta l'incontro con Ciampi e il dietro le quinte del suo lavoro
 
   

     
14 dicembre 2004
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mentelocale di
Laura
Santini
   
Dalla Valle d'Aosta a Genova via Roma: la qualità non fa rima con quantità e venti righe giornalistiche vincono lo storico Saint-Vincent.
La 39esima edizione del Premio Saint-Vincent di giornalismo, indetto dalla Regione Autonoma Valle d'Aosta, ha toccato Genova premiando, all'interno della sezione dedicata alle migliori inchieste, servizi speciali e rubriche specializzate, Giuliano Galletta del Secolo XIX per la rubrica Venti righe (accanto a lui premiati Marco Ansaldo della Stampa per 'Il palestinese che insegnava a nuotare ai bambini ebrei'; Fabrizio Gatti del Corriere della Sera per 'I viaggi degli immigrati dall'Africa in Italia' e Giancarlo Vigorelli del Sole 24 Ore. Il primo premio, se l'è aggiudicato Giovanni Giovannini, per aver ''contribuito al prestigio della categoria'').

Direttamente dalle mani di Carlo Azeglio Ciampi i giornalisti hanno ricevuto proprio ieri, lunedì 13 dicembre, il prestigioso riconoscimento assegnato da una giuria composta da presidenti dell'Ordine dei giornalisti e dalla Federazione nazionale della stampa e dai direttori delle principali testate italiane. "La prima parte della cerimonia", racconta Giuliano Galletta, "si è tenuta al Quirinale, poi ci siamo spostati in un hotel romano per i nostri discorsi, per lo più ringraziamenti..."

Hai tenuto un discorso?
Ho ringraziato perché mi ha fatto molto piacere ricevere un premio da colleghi e in particolare vederselo consegnare da Ciampi: una delle poche persone rispettabili che la nostra politica è riuscita a produrre. Una figura morale, una persona molto simpatica. La cerimonia ha assunto maggior significato per il messaggio che ha voluto lanciare: in nome della libertà di stampa, di una RAI pubblica, dell'autonomia e del conservare una forte dignità professionale.
Una cerimonia sobria e piacevole.

Parliamo un po' delle tue "Venti Righe" di furore.
Quando sono nate e come?

Nel giugno del 2001: un mese prima del G8 e un mese dopo l'insediamento di Berlusconi. L'idea me l'ha data Antonio di Rosa (ex direttore del Secolo XIX).
Scrivere tutti i giorni in prima pagina o è una grande fortuna o è una grande disgrazia. L'obiettivo delle prime pagine dei quotidiani è sempre molto ambizioso, si vuole mettere ordine nel mondo. Mentre con le mie venti righe, io cerco la divagazione, lo "scarto" rispetto a quello che è considerato giornalisticamente opportuno. Mi muovo nel tentativo di provocare piccoli spostamenti all'ordine del mondo. Il grosso rischio è quello di cadere nella predica, cosa che mi sforzo di evitare a tutti i costi.

Come le hai costruite stilisticamente? E quanto lavoro ti costano, in termini di tempo, queste quotidiane riflessioni?
Ho lavorato fuori dall'omogeneità stilistica. Spesso ho fatto collage da agenzie, oppure ho usato citazioni. In un certo senso, dal punto di vista dello stile, restano sporche e mi permettono così di affrontare con leggerenza le cose serie e con una certa gravità le notizie più leggere. In tutte è fondamentale l'elemento ironico. Una regola fissa è: partire da una notizia, evitare il commento e, in venti righe, divagare. Specie per le notizie più serie, partire da un punto di vista secondario o marginale.

Hai maturato un certo distacco da questa tua creazione. Riscuote consenso tra i lettori?
Il distacco è basilare.
Con i lettori c'è un dialogo serrato, in particolare con il mondo cattolico. In molti mi scrivono e anche mi criticano.

Ti ricordi la tua prima "Venti Righe"?
Sì, per altro proprio ultimamente le stavo un po' riordinando con l'ipotesi di un libro...
La prima si intitolava "Sabrina o l'arte della felicità". Riguardava la festa per la vittoria dello scudetto della Roma dove era in programma uno strip-tease della Ferrilli in diretta su La 7: un'attrice certo ma di sicuro non una spogliarellista, che prevede un'arte a sé. Dicevo che se il kitsch è l'arte della felicità allora i livelli di felicità raggiunti in quell'occasione erano superiori ad ogni previsione. Difficile pensare ad una cosa più kitsch.

Quali sono i temi ricorrenti della tua rubrica ?
Il tema del gusto, Dio, la TV. In sintesi l'estetica, che non è né una scienza né una filosofia, ma piuttosto un modo di vivere e si modifica con la storia e la vita degli uomini.

Ricordi una venti righe che ti ha fatto impazzire?
Molte. Il problema è trovare lo spunto. Verso le cinque o le sei del pomeriggio mi guardo le agenzie di stampa e la vera ansia è trovare l'argomento giusto. La scrittura poi mi occupa poco tempo, ma certo c'è anche la necessità di fare piccole ricerche, trovare date, controllare citazioni. Per questo internet è molto utile, anche se sull'ortografia faccio sempre controlli incrociati su libri.

Cosa pensi dei premi?
Sono sempre segnati da elementi di casualità e fortuna. L'opinione di me stesso che avevo prima non è cambiata. Non vanno sottovalutati per rispetto a chi te li dà.

C'è un premio che non ritireresti?
Anche questo se mi fosse stato consegnato da altri, forse, non l'avrei preso.

Arriverà anche un premio per Ventipollici (sua rubrica su mentelocale.it, ndr)?
Giuliano sorride e mi saluta ricordandomi che i criteri di base delle due rubriche sono gli stessi.

Il Saint Vincent ha il sostegno della Federazione nazionale della stampa e dell'Ordine dei Giornalisti e l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica.



Nella foto (pubblicata dal Secolo XIX) Giuliano Galletta riceve il premio dalle mani del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi
 
 
 
 
 
 
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