Giovedì 25 novembre Genova ha dedicato una giornata intera a uno dei maggiori intellettuali europei. In mattinata Pedrag Matvejevic ha ricevuto la laurea honoris causa in Scienze Internazionali e Diplomatiche dalla Facolta di Scienze Politiche. Nel pomeriggio è intervenuto alla presentazione di - rivista telematica del Dipartimento di Ricerche Europee (Dire) dell'Ateneo genovese, presso l'Auditorium Montale. Inoltre oggi, venerdì 26, dalle 15, interverrà all'Hotel Bristol nell'ambito dell'incontro organizzato dal Centro di Iniziativa per le Politiche Europee E.L.M. Europa Liguria Mediterraneo. Clicca qui per saperne di più.
vive in Italia dal '94, insegna alla Sapienza di Roma e fa parte - dal 2002 - del Groupe des Sages sur les Dialogue entre les Peuples et les Cultures dans l'Espace euro-méditerranéen, istituito dalla Commissione Europea. Conosce bene anche la nostra città, avendo partecipato al progetto riguardante Ponte Parodi (che ha portato all'eliminazione del silos granario). Qualche mese fa ha aperto la rassegna di incontri Provincia d'autore. Noi c'eravamo. Così come eravamo all'incontro che ha dato il via al portale Direonline. Dopo un anno di attività, ecco il primo bilancio della rivista, per cui il "saggio" ha speso parole di elogio.
«Nonostante la crisi che ha investito il mondo delle riviste negli ultimi anni, questo tipo di media - soprattutto su Internet - può far parlare meglio di un libro dei molti problemi che ci sono in Europa e nel Mediterraneo», ha detto Matvejevic.
E ha proseguito dicendo che, dopo aver superato lo "straordinario esame" del 2004, Genova deve affrontare il futuro. L'iniziativa del Dipartimento di Ricerche Europee ha scelto la strada giusta per farlo.
«Le culture nazionali non bastano più», afferma lo scrittore, «la particolarità non è mai un valore. La frase detta da D'Azeglio a Cavour "abbiamo fatto l'Italia, ora dobbiamo fare gli italiani" può essere trasposta sul piano europeo». Sull'attualissimo discorso dello scontro fra culture, ha detto: «le culture non possono scontrarsi se non quando trasformate in ideologie». Insomma, le idee che Huntington ha scritto nel libro Lo Scontro delle civiltà, «che tutti i tiranni dei balcani tenevano sul comodino come lettura preferita», non hanno senso.
Maria Grazia Bottaro Palombo ha illustrato alcuni dei nuovi contenuti della rivista, tra cui si trovano documenti sulla tortura: «senza commenti, perché siamo convinti che la conoscenza basti a fare un primo passo verso la comprensione di questi fenomeni, e per fare qualcosa di buono a riguardo». La riflessione sui diritti parte da quelli dei bambini, su cui si possono leggere altri contributi. «È una rivista fatta da giovani, ideata come strumento di dialogo e di confronto», ha detto la direttrice del DIRE.
Per un finale molto "teatrale" è stato coinvolto Pino Petruzzelli, che ha letto alcuni suoi testi ispirati da esperienze di viaggio in Europa e nel Mediterraneo. Il primo è toccante: riguarda un attore algerino scappato a Genova dopo che i fondamentalisti gli hanno sterminato la compagnia teatrale «perché non gradivano il suo spettacolo». In Marocco ha scoperto che esiste un ospizio di italiani, perché una colonia di circa trentamila nostri connazionali è sbarcata a Casablanca credendo di essere a New York. Va bene Colombo, ma cinquecento anni dopo si sperava di aver fatto qualche progresso in materia di rotte...
Non solo, alla fine sono rimasti lì a fare i venditori ambulanti. «Insomma», ha detto Petruzzelli, «30.000 vu cumprà italiani in Marocco, ve li immaginate?».
In Albania ha cercato di ricostruire la dittatura di Enver Hoxha attraverso le parole della sua cuoca, italiana anche lei. «Rosina Pennelli era la cuoca italiana di un albanese», ha detto il regista, «mi viene da pensare che cambino i popoli, ma i meccanismi siano sempre gli stessi». Poi, ha parlato con i Rom turchi che sopravvivono nella miseria a Plovdiv, in Bulgaria. Infine, ha letto un racconto di Matvejevic sui Beduini, marinai del deserto.