«Dicono che sono un grande regista di donne. Spero di aver dimostrato di essere anche un buon regista di uomini», ha detto
Pedro Almodòvar a proposito del suo ultimo discusso film
La Mala Educaciòn, appena uscito anche in Italia.
E infatti Almodòvar abbandona quasi completamente le sue "bellissime" donne e il loro universo per fare un film quasi completamente al maschile. Scommessa vinta? In molti dicono che il regista spagnolo abbia superato se stesso. Personalmente non la penso così.
Io preferisco l'Almodòvar di
Tutto su mia madre e di
Parla con lei, dove i personaggi perversi, grotteschi, patetici, contraddittori, si rivelano pieni di umanità e di struggente poesia.
La Mala Educaciòn è magistralmente diretto, con un intreccio originale di storie ad incastro. I colori di paesaggi, oggetti, ambienti, sono accecanti, sensuali. La pellicola è impregnata di sensualità. Nelle inquadrature, nei gesti, c'è sempre una fortissima tensione erotica. Tuttavia manca quella sottile amarezza, quella disillusa ironia, quell'amore buono che Almodòvar usa nascondere sotto il fango e che per questo, rende così seducente.
Il film è una sorta di noir ma soprattutto la storia di una perversione sessuale, dell'ossessione d'amore di un solo personaggio. Escluderei, come è stato detto, che ci sia una forte critica all'educazione religiosa. Le molestie di padre Manolo vengono chiaramente presentate come un caso isolato. Sotto accusa è solamente lui, uomo fragile e disperato, non tutto il "sistema chiesa".
Per questa polemica, la pellicola è arrivata in Italia con 6 mesi di ritardo rispetto agli altri paesi: mi è sembrata più che altro una mossa pubblicitaria per far crescere l'aspettativa.
È un film troppo asciutto, troppo brutale. Ci tiene sospesi e poi ci abbandona a noi stessi, con un cancello di ferro che si chiude. Una storia un po' forzata con un epilogo che non tocca abbastanza le corde dell'emozione. Almeno le mie.
Nella foto: una scena del film
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