Per sfatare, almeno in parte, l'assioma d'agosto, abbiamo deciso di sottoporre ad amici, parenti, ma soprattutto lettori appassionati un quesito serissimo. Qual è l'artista contemporaneo che preferite?
Gli intervistati sentono puzza di bruciato, e anch'io mi sento un po' in colpa a fare domande simili in questo periodo. «Ma come, non vi rendete conto? Sto per andare in ferie...», sembrano pensare mentre il cervello macina una risposta plausibile, non banale, magari ad effetto.
I malcapitati si accorgono subito che c'è qualcosa sotto, e tastano il terreno. «Ma, artista artista? O artista così, in generale?». Domanda astuta.
«Artista», rispondo. Cervelli in stallo. Pietro si lancia, e così, senza saper né leggere né scrivere dice la prima cosa che gli capita per la mente: «John Bon Jovi». Ci sono così tanti artisti al mondo? Qualcun'altro fa li furbo e mi dice un nome che suona più o meno così: Krustarn. Io abbozzo, poi mi faccio sotto. «Ma chi è?». Risposta: «È uno. Ha scritto un libro che ho sotto gli occhi ora. È il primo nome che ho visto». Ok. Manteniamo la calma. Sento che ci stiamo avvicinando al dunque.
Rosa, una fanciulla con la voce che è un sibilo, mi dice, senza troppe esitazioni: Robert Rauchenberg. Io, che con questa mossa passo dall'inquisitore all'ignorante, chiedo: «Anche tu mi hai detto il primo nome che ti è venuto in mente? È inventato?».
«No no», risponde, «guarda sotto la voce "artisti pop americani" e vedi cosa viene fuori». In effetti non è austro-tedesco, ma statunitense. È nato nel 1925. Da farmacista mancato diventa artista poliedrico. Va dalle arti visive alla danza. Lo sapevo che c'eravamo.
Un'altra donna (sarà un caso?) va dritta al punto: «Matthew Barney. È uno degli artisti che fa più discutere oggi». Sul provocatore e visionario Barney so qualcosa anch'io. È l'artista dei nostri tempi per eccellenza. Mischia generi e linguaggi, la stessa vita con l'arte. Il suo , composto da cinque film-operad'arte, è nato nel 1994 e si è concluso nel 2002. Per l'occasione sono state organizzate presentazioni al Guggenheim Museum, al Museo d'Arte Moderna di Parigi e a New York, dove l'artista vive.
Si vede che abbiamo ingranato. Al colloquio successivo è tiriamo dentro anche Maurizio Cattelan: «Massì dai», dice, «come si chiama quello là che ha appeso i bambini a Milano? C'ha un nome strano ma è italiano». Appunto, Cattelan, lo stesso che ha fatto abbattere il Papa da un meteorite. Nei forum del settore ospitano sulla sua arte. Il punto è: si tratta di arte o di schifezza? A voi la risposta, tanto è la domanda ad essere sbagliata.
Dulcis in fundo, non poteva mancare Andy Warhol, preferenza espressa in finale di sondaggio. «Ma è morto», dico io. «Embé? Io mi attengo ai vecchi canoni manualistici», risponde, «e nel mio libro di arte Warhol è pop art contemporanea». Ci mancava solo che mi dicesse "tié". E incalza: «Ok. Se Warhol non è arte contemporanea allora dì pure che mi piace l'arte moderna». Passo e chiudo.
Sul filo di lana la musica torna protagonista. L'artista di turno è il trombettista Roy Paci. Da queste risposte si possono tirare alcune conclusioni. Intanto che per gli uomini arte e musica coincidono. Nel senso che non esiste nient'altro.
Soprattutto la donne hanno dimostrato un'attenzione particolare al mondo dell'arte contemporanea. I maschietti pensano solo al walkman. Picasso, che non è stato citato da nessuno, è ormai definitivamente scivolato al grado di arte moderna. Mente Warhol rimane appeso con i denti ai nostri tempi.
Bon Jovi non si cotona più i capelli, e questo è già un grosso passo avanti.
Nella foto: due artisti a confronto, Matthew Barney e John Bon Jovi