Il conto alla rovescia per l'apertura del
Museo del Mare alla Darsena è agli sgoccioli.
Meno 12, si potrebbe dire. Dopo le peripezie "strutturali" del Galata, tristemente note a tutti, si comincia a parlare di quello che occuperà le sale espositive. Il
31 luglio, con la mostra
I transatlantici, scenari e sogni di mare, secondo
main event - dopo
Rubens - di questo duemilaquattro, si apriranno le porte del Museo.
Ma grande interesse suscita anche l'esposizione fissa, che va dalle vecchie galee genovesi ai giganti del mare del Novecento (con reperti del mitico Rex in prima fila). Il percorso del visitatore si sviluppa su quattro piani. Dal basso all'alto, dal medioevo all'altro ieri. L'allestimento non è ancora terminato, ma gran parte del materiale è già al suo posto.
Molte sono le attrazioni che incuriosiscono. Una desta un'attenzione particolare. È la
galea genovese, un gigante di 42 metri progettato da
Giovanni Carosio, preparato in Belgio ma completato proprio a Genova. Per le rifiniture del "monumentale" oggetto sono stati, infatti, coinvolti gli studenti dell'
Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, sotto la guida di
Guido Zanoletti. L'opera verrà inserita nella prima parte del percorso espositivo, dove troveranno spazio vari tipi di imbarcazione, e dove sarà anche posto un ponte di coperta di un brigantino ottocentesco. Immancabile il richiamo a Colombo, con una ricostruzione del porto a cavallo tra Quattro e Cinquecento. E poi, salendo le scale, si troverà il tributo ad Andrea Doria, strumenti, carte, mappe, supporti multimediali. C'è anche il "punto di vista sul contemporaneo", con una sala panoramica che racchiude il porto di oggi in uno sguardo.
Siccome a questa impresa hanno partecipato anche giovani che studiano a Genova, chiamo Guido Zanoletti all'Accademia per saperne un po' di più. Come è avvenuto il vostro coinvolgimento? «Semplicemente, ci hanno contattato i responsabili del Museo per chiederci se era possibile eseguire un lavoro del genere». E cosa vi hanno chiesto in particolare? «Ci hanno chiesto di decorare parti della galea: alcuni elementi del castello di poppa, due cariatidi, la polena. All'Accademia c'è un corso dedicato alla decorazione, ed è in quell'ambito che l'attività ha trovato il suo naturale inserimento». Quindi, il vostro lavoro si è concentrato sui particolari? «Sì, soprattutto quelli della parte di poppa». Quanto è durato il lavoro? «Circa un mese, facendo delle prove e rispettando gli orari di insegnamento».
Gli studenti che hanno partecipato al restauro sono quattro: Raffaella Bertelli, Sonia Gaggero, Eleonora Giordano, Lara Novelli. I pezzi da decorare sono stati portati all'Accademia, dove i ragazzi hanno potuto studiarli e poi lavorarci su. Ora stanno per essere rimontati nella loro sede naturale.
Chissà quanti amici porteranno alla mostra dicendo "Guarda, quello l'ho fatto io!".