È tornato. Era sparito dalla circolazione qualche decennio fa, sembra che fosse finito addirittura in Svizzera, l'
Autoritratto del pittore in atto di dipingere suo padre, tela dal chilometrico titolo firmata dal più famoso dei pennelli genovesi del Cinquecento,
Luca Cambiaso. E invece oggi, mercoledì 7 luglio 2004, il Sindaco Pericu ha potuto togliere il velo al dipinto e dare simbolicamente il bentornato a questa curiosa e interessante opera, che ha trovato posto nella sala 11 di
Palazzo Bianco.
«È la ciliegina, anzi, la ciliegiona sulla torta per l'operazione di riadattamento dei Musei di Strada Nuova», annuncia gongolante il Sindaco. Accanto a lui Carlo Callieri, presidente della
Fondazione per l'Arte della Compagnia San Paolo. Che ci ha messo il grano, trecentomila euro: «il dipinto lo abbiamo acquistato noi, e l'abbiamo consegnato in comodato al Comune di Genova. Venticinque anni, rinnovabili».
Il
blitz che ha portato la tela a Palazzo Bianco è partito dalla soffiata di Maurizio Canesso, gallerista varesotto-parigino, e si è chiuso in meno di 24 ore. Canesso ha da parte sua rinunciato a proporre l'opera per un'asta internazionale, con tutto quel che ne consegue in termini di guadagni mancati. «Ma sono felicissimo lo stesso», dice, mangiandosi con gli occhi gli altri dipinti cambiaseschi di Palazzo Bianco, «gli altri quadri del lotto sono finiti in mezzo mondo, uno in Texas, quattro in Inghilterra, gli altri chissà dove. Vedere l'
Autoritratto in questa meravigliosa cornice è un piacere che mi ripaga di tutto».
I doppio ritratto fu dipinto intorno al 1565/70, e mostra il pittore mentre dà gli ultimi ritocchi al ritratto del padre, allora settantenne. Uno psichiatra direbbe che con quest'opera il buon Cambiaso abbia tentato di seppellire Edipo. Chi lo sa. In effetti a sentire il biografo Soprani papà Giovanni non aveva preso molto bene l'ammirazione del figlio verso lo scapestrato Michelangelo. Ma Soprani ogni tanto ricama, e il pennello di Luca che indugia proprio sulla bocca del padre esibisce simbolicamente la discendenza "di mestiere" dal padre, che aveva avviato il figlio alla pittura.
Ironia della psicanalisi, e anche della storia, nella stessa sala si trova un'opera - la pala di san Bartolomeo degli Armeni - in cui Cambiaso ha raffigurato Antonio Doria, colui il quale commissionò a padre e figlio gli affreschi che oggi ornano la Prefettura, quelli da sempre indicati come il primo esempio dell'affrancatura michelagiolesca del Divin Luca.
(Da notare inoltre come Cambiaso in quest'opera impugni il pennello con la sinistra. Sembra infatti che fosse capace di disegnare contemporaneamente con entrambe le mani, vi sfido a imitarlo).
Clario Di Fabio, curatore di Palazzo Bianco, è giustamente felice: «erano decenni che non acquisivamo una nuova opera. Lo prendo come un buon auspicio».
Luca Borzani, assessore ai Musei cittadini, fornisce qualche robusta cifra all'auspicio di Di Fabio: «fino ad oggi i Musei di Strada Nuova hanno strappato 70mila biglietti, una cifra che generalmente raggiungevamo solo a dicembre». Insomma, praticamente avete raddoppiato i visitatori: «Sì. E se si pensa che dobbiamo ancora inaugurare il Museo del Mare e il Polo di Nervi...».
Il 2004 tira, non c'è che dire.