Genova sta vivendo un'esplosione di potenzialità che non smette di stupire. È incredibile la varietà e la quantità di spunti e di iniziative che hanno trovato terreno fertile in questa città. Per esempio, "quando uno pensa al design pensa a Milano", rimuginavo io pochi minuti prima di iniziare a scrivere questo pezzo. E sbaglia, o almeno non ci azzecca del tutto. Il perché me lo ha spiegato
Maria Benedetta Spadolini, preside della Facoltà di Architettura e una delle maggiori promotrici dei
Magazzini del Design, di cui è stata simbolicamente posta la prima pietra - in darsena - lo scorso 4 giugno.
La professoressa non è di Genova, viene da Firenze, ma da dieci anni abita qui. Da circa nove mesi è Preside ad architettura. Come si lavora qui? «Benissimo». Era immaginabile, visto che sembra un vulcano di idee. Intanto vuole creare una
Facoltà di Design, separandola da Architettura. Come mai? «Perché negli ultimi anni abbiamo avuto uno sviluppo costante, e prevediamo che non si fermerà. Il design è talmente in crescita che è necessario provvedere a delle strutture adeguate».
Genova si lancia dunque nel design, campo in cui l'egemonia milanese sembra inattaccabile. È vero? «Sotto certi punti di vista la tradizione genovese è ancora più antica di quella milanese. Non scordiamoci che il design è stato per moltissimo tempo legato alle grandi aziende, come l'
Ansaldo, l'
Italsider. Proprio in queste aziende - a Genova - è iniziata una tradizione di design industriale che non ha paragoni. Certo, se ci spostiamo nel campo della moda non c'è gara». E vabbè, le sfilate gliele concediamo.
Il progetto dei Magazzini del design è venuto alla luce sull'onda del
2004, e nella mostra
Genova del Saper fare ha trovato lo spazio per riuscire. E chi meglio di
Maria Benedetta Spadolini, che questo in progetto ha voluto credere fin dall'inizio, può spiegarci in che cosa consiste? «La struttura (a forma di container n.d.r.) è divisa in quattro sezioni: una galleria espositiva, un magazzino, un laboratorio e uno spazio per i meeting». Per il progetto si sono riuniti i cervelli più grandi in circolazione,
Renzo Piano,
Gillo Dorfles,
Vico Magistretti,
Vanni Pasca,
Alberto Seassaro. Il laboratorio (o bottega, come gli piace chiamarla) è un'idea di Piano.
Ma è nel magazzino che probabilmente si trova l'elemento più innovativo. «Il magazzino è stato pensato come un vero e proprio
stock, come la stiva di una nave, in cui vengono collezionati oggetti di design d'eccellenza». Prodotti da aziende genovesi, italiane o internazionali? «Gli oggetti proverranno da aziende di tutto il mondo e si potranno comprare, ordinare, vedere. Deve essere un posto dinamico, vivo, è per questo che abbiamo voluto chiamarlo magazzino invece che museo. Museo è una parola che richiama alla staticità, al vecchio».
Mettere insieme quella riga di personaggi deve essere stata una bella impresa, no? «Sì, ma ho voluto cercare il meglio in circolazione. E poi io ho un carattere molto penetrante, perciò hanno accettato subito. L'esperienza si è rivelata unica. Tutti quei mostri del design, tutte quelle suggestioni. Piano e Seassaro erano stati compagni di scuola, ma da trentadue anni non si vedevano. Magistretti è un fenomeno, un vero mito del design, un design senza tempo. Pensa che i suoi oggetti sono nelle nostre case da quarant'anni e noi non ce ne accorgiamo. Per non parlare di Gillo Dorfles e Pasca». Di Magistretti è anche il logo-insegna dei Magazzini, quell'enorme freccia rossa all'ingiù che si vede in via Gramsci. «Forse l'unico che meriterebbe una esposizione fissa nei magazzini è proprio lui» continua la Spadolini. Ma il luogo è immaginato come un flusso dinamico, di cervelli nei meeting, di oggetti nelle esposizioni temporanee, di lavori nella "bottega di Piano", di "materiale" nei magazzini.
Ancora una domanda. In una città che sta cambiando radicalmente, qual è l'apporto del design? «Enorme, perché design significa prima di tutto progetto. Il significato si estende perciò dal cucchiaio alla città. Certo è che l'immagine del design è spesso legata al particolare, ma pensiamo a tutta l'area dell'arredamento urbano, ai gazebi, alla pubblicità, che ormai è la linfa del dinamismo cittadino. In tutti questi settori il design ha un'importanza fondamentale e sempre crescente. Proprio per questo il corso di design industriale che frequentano i nostri studenti è quello che ha più contatti e attività nella città». Largo al design, quindi, alla sua Facoltà, ai giovani che la frequenteranno. E se un giorno iniziassimmo a fare anche le sfilate, a Milano cosa farebbero?
Nella foto: il progetto dei Magazzini del Design